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	<title>campania.anisn.it &#187; Bollettino</title>
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		<title>I 50 anni dell&#8217;A.N.I.S.N. Campania</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Sep 2019 19:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[L’A.N.I.S.N. Campania ha compiuto 50 anni Rossana Rosapepe, Presidente A.N.I.S.N. Campania Ho incontrato Sofia più di dieci anni fa a Città della Scienza; dopo poche battute su Salerno, sui soci di venti e trenta anni fa, tra cui la mia professoressa di Scienze Anna Maria Onorato, ero già iscritta all’ANISN Campania. Da allora sono stata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div title="Page 1">
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<p>L’A.N.I.S.N. Campania ha compiuto 50 anni</p>
<p>Rossana Rosapepe, Presidente A.N.I.S.N. Campania</p>
<p>Ho incontrato Sofia più di dieci anni fa a Città della Scienza; dopo poche battute su Salerno, sui soci di venti e trenta anni fa, tra cui la mia professoressa di Scienze Anna Maria Onorato, ero già iscritta all’ANISN Campania.</p>
<p>Da allora sono stata al suo fianco ed ho condiviso le nostre esperienze.</p>
<p>Mi ha sempre impressionata la sua forza e la sua determinazione che fanno sì che le sue decisioni, i suoi modi di vedere sono, a pensarci bene, sempre giusti.</p>
<p>Da parecchi anni sono referente regionale delle Olimpiadi delle Scienze Naturali per le province di Salerno, Avellino e Benevento; per due anni ho ricoperto il ruolo di consigliere nel Direttivo Nazionale con la presidente Anna Lepre e poi dal 2017 di presidente della Sezione Campania.</p>
<p>Credo sia fondamentale coinvolgere i Soci nelle varie attività anche se oggi è difficile per gli impegni che ognuno di noi ha nella scuola; per superare questa difficoltà ho iniziato a coinvolgere i Soci in ciascuna provincia ed ho potuto registrare buoni risultati, per cui imbocco anche questa strada. Ne è un esempio il progetto dal titolo: A Scuola di futuro – Salerno 2030 &#8211; dell’Assessorato alla pubblica istruzione del Comune di Salerno, in cui l’ANISN è stata partner al fianco del Comune e dell’Università di Salerno. Il progetto, è nato a Salerno, ma che voglio ripetere a Napoli il prossimo anno.</p>
<p>Ci apprestiamo a festeggiare il 50° anniversario, durante il quale l’Associazione si è distinta per le numerose e qualificate attività, che vogliamo proseguire con impegno e determinazione</p>
<p>I&#8230;primi 50 anni dell’ANISN Luigi D’Amico</p>
<p>In genere, dovendo scrivere, come in questo caso, di qualche ricorrenza, l’incipit è sempre lo stesso:Sembra ieri, eppure sono passati&#8230; Si! Sono passati cinquant’anni dalla fondazione della nostra Associazione e sono stati anni di intenso lavoro, di sacrifici, impegno, preoccupazioni, ma anche di grandi e indiscusse soddisfazioni. Mi sono avvicinato all’ANISN, o dovrei forse dire ne sono stato catturato, nei primi anni ottanta, quando mi sono trasferito a Napoli ed ho avuto la possibilità di conoscere colleghi di scienze che già erano iscritti all’Associazione o ne frequentavano le riunioni e le attività.</p>
<p>Da allora, il mio lavoro di docente non è stato più separato dalle attività dell’ANISN, ricavandone nuovo slancio per il mio lavoro e maggiore arricchimento professionale. La consapevolezza di essere parte di un gruppo con cui condividere conoscenze e metodi didattici ha evitato il pericolo maggiore in cui può incorrere un docente: quello dell’autoreferenzialità, dell’isolamento narcisistico e improduttivo. Il nostro insegnamento di Scienze Naturali, per sua natura, affronta diversi e variegati aspetti del sapere scientifico e risulta pertanto della massima importanza avere un continuo confronto con i colleghi. Mettere a punto strategie didattiche efficaci, condividere percorsi laboratoriali, utilizzare le occasioni di aggiornamento necessario, sono attività che hanno sempre fatto parte del programma dell’ANISN e di cui io mi sono avvalso, ricavandone arricchimento sia sul piano scientifico, sia su quello umano.</p>
<p>Lo spirito di corpo dell’Associazione, le sue diverse anime e sensibilità hanno permesso, a chi ne avesse voglia, di dare un contributo nel campo a lui più congeniale. Io ho dato il mio, sia pure modesto, ma tengo a precisare che quello che ho dato è ben poca cosa, se confrontato con quello che ho ricevuto. Mi è stata data la possibilità di parlare in pubblico, superando così una mia naturale ritrosia e una riservatezza di carattere che non pensavo potesse essere contrastata con efficacia. Ho avuto spazio e possibilità di organizzare qualche corso di aggiornamento, sperimentando di persona il faticoso lavoro di preparazione, l’indispensabile rete di contatti umani da intrecciare, il laborioso iter di implementazione che c’è dietro ad ogni evento per passare dalla fase di progetto a quella definitiva di realizzazione; ma anche la grande</p>
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<p>EDITORIALE</p>
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<p>soddisfazione che deriva dall’aver realizzato qualcosa di costruttivo ed istruttivo. Di questo ringrazio la prof.ssa Sofia Sica, ora Presidente onoraria dell’ANISN Campania, e i diversi colleghi componenti del Direttivo che si sono succeduti nel tempo.</p>
<p>Ho avuto da tutti la libertà e la fiducia che credo siano stati ripagati con il riscontro positivo ottenuto presso allievi e colleghi di quel poco che sono riuscito a realizzare. Ho dato la mia disponibilità a far parte dei Direttivi per qualche decennio, con la carica di segretario, che tuttora ricopro, e di Vice Presidente per un triennio. E poi come non ricordare la possibilità che mi è stata concessa di poter scrivere, attività che mi è risultata sempre più congeniale del parlare.</p>
<p>Ho avuto il piacere di poter partecipare, con molti miei contributi, alla stesura del Bollettino ANISN Campania e di far parte, per anni, del comitato di redazione. Il Bollettino rappresenta il nostro preziosobiglietto da visita, una testimonianza pregnante e palpitante delle nostre attività, oltre che fonte di aggiornamento disciplinare e culturale ad ampio spettro. Sono lieto di aver avuto l’ANISN come preziosacompagna di strada nel mio lavoro. Ad essa auguro tanti, e ancora tanti anni di attività, per il bene della Scuola italiana.</p>
<p>50 anni</p>
<p>Lucia di Leo</p>
<p>Socia dai primi tempi di fondazione dell’A.N.I.S.N., quando era ancora A.C.I.S.N., prima di divenire A.N.I.S.N. dopo il prestigioso Congresso Nazionale tenutosi a Sorrento dal 9 all’11 marzo 1979, dal quale appunto, nacque l’A.N.I.S.N. Campania.</p>
<p>Che dire? L’Associazione, sorta già col criterio laboratoriale del Primo Presidente, l’Ispettore centrale prof. Arturo Palombi, mi ha soddisfatta pienamente, perché tale criterio è stato sempre il mio, anche quando ho svolto il lavoro di dirigente scolastica, promovendo ed incoraggiando le conoscenze professionali</p>
<p>attraverso le attività pratiche in tutti i docenti, non solo quelli di materie scientifiche, in accordo col criterio di interdisciplinarità caratterizzante l’Associazione, volto a sviluppare l’unità del Sapere.</p>
<p>Mi piace ricordare il giorno in cui, in occasione del Convegno di Napoli del 2010, Sofia venne da me e, appena entrata, disse:”Siediti”. Capii che mi doveva comunicare una notizia importante. Infatti aprì una scatola e mi mostrò un oggetto, la cui foto è in allegato. Era la Medaglia conferita all’ANISN dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per le attività svolte, in occasione del 10° Convegno Nazionale a Napoli nel 2010, con la seguente motivazione “&#8230;con costante ed appassionato impegno nella formazione insegnanti, nella educazione scientifica e nella valutazione delle eccellenze, indispensabile per affrontare le sfide del nostro tempo e per conseguire nuovi traguardi di sviluppo e di progresso sociale condiviso”.</p>
<p>Io curo la Rubrica “Spigolature di Astronomia”nel bollettino della Nostra Sezione. Carlo V diceva che sulle sue terre non doveva tramontare mai il Sole. È questo il mio augurio all’ANISN Campania, che venga illuminata da sempre nuovo e crescente entusiasmo.</p>
<p>GRAZIE SOFIA, PER AVER REGALATO ALL’ASSOCIAZIONE UN TRENTENNIO DI SPLENDIDO, ACCURATO, SOFFERTO LAVORO DURANTE LA TUA PRESIDENZA!</p>
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<p><img alt="page2image1809888" src="blob:http://campania.anisn.it/28ba060e-83b1-43a1-bc2f-4370ce034ee4" width="170.200000" height="127.150000" /><img alt="page2image1812576" src="blob:http://campania.anisn.it/9a3a29ff-ca64-4ff0-bb21-e7f27f0e2123" width="170.200000" height="127.150000" /></p>
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<p>L’ANISN Campania COMPIE 50 ANNI! Enrica Oberto</p>
<p>Faccio parte dell’Associazione dal 1987, pur avendola frequentata già in precedenza, seppure saltuariamente. Il primo contatto fu davvero felice: partecipai al convegno di Alghero, aderimmo in tanti, occupammo un intero pullman che percorse lunghi tratti della Sardegna con un entusiasmo dei partecipanti che contagiava anche i neofiti. Non eravamo solo insegnanti campani ma anche di altre regioni, questo favoriva lo scambio di idee e di esperienze differenti.</p>
<p>Aver aderito, frequentato, organizzato eventi per l’ANISN è stato per noi insegnanti davvero importante in termini di aggiornamento, miglioramento della didattica, ampliamento delle conoscenze scientifiche e socializzazione. In tutti questi anni si sono organizzati convegni di buon livello, aggiornamenti sempre in sintonia con quanto accadeva nella realtà, escursioni di elevato interesse scientifico. In gran conto è stata sempre tenuta l’attività laboratoriale sicché gli alunni facessero proprio il metodo scientifico che sicuramente li ha accompagnati nella loro formazione di cittadini e in qualunque attività avranno intrapreso.</p>
<p>Mi piace a questo punto fare un po’ di amarcord per il tempo passato. Eravamo giovani insegnanti, interessati, attenti alle novità in campo scientifico e didattico. Durante le escursioni, trovare una pianta rara, una conchiglia, un minerale ci riempiva di entusiasmo. Li guardavamo, ce li passavamo di mano in mano, chi ricordava il nome lo comunicava. Poi a sera, si discuteva, a volte animatamente ma sempre con cordialità, diverse erano le sensibilità ma uguali gli obiettivi. Non mancavano momenti di svago e di curiosità per le caratteristiche dei luoghi e anche delle tradizioni gastronomiche.</p>
<p>Tuttora l’Associazione è attiva, ha guadagnato prestigio in campo nazionale presso il MIUR per le attività messe campo e in tutti i soci è ferma la determinazione di continuare a mantenerla viva.</p>
<p>Un ringraziamento sincero va a Sofia Sica che ha visto nascere l’Associazione nel lontano 1969, anzi ne è stata promotrice e lavoratrice instancabile.</p>
<p>Auguri a tutti noi per i 50 anni!</p>
<p>50 anni</p>
<p>Sofia Sica</p>
<p>Frequentavo il Seminario Didattico del Dipartimento di fisica dell’Università Federico II di Napoli nel 1969 quando il professor Giulio Cortini aveva assunto questa cattedra – esisteva solo in alcune città, come Bologna e Palermo &#8211; e attraverso incontri-conferenza aveva radunato diversi laureati, che successivamente aveva impegnati in gruppi per l’aggiornamento nelle varie discipline: fisica, chimica, biologia, ecc. Riteneva assurdo che giovani laureati dovessero aggiornarsi, ma questa attività ne celava un’altra, la formazione. Il Ministero dell’Istruzione all’epoca non concedeva a nessuno il compito di fare formazione e la situazione è durata fino a pochi anni fa, per cui anche la nostra Associazione ha portato avanti per molti anni l’aggiornamento dei Docenti.</p>
<p>Nel Seminario Didattico si presentò il professore Arturo Palombi, Ispettore Centrale del Ministero della Pubblica Istruzione, che già nel 1962 aveva proposto l’istituzione della scuola media dell’obbligo e vi aveva inserito le materie scientifiche con il nome di Osservazioni scientifiche. Egli teneva un corso di aggiornamento pratico-sperimentale presso l’Orto Botanico di Napoli e invitò tutti a frequentarlo e ad iscriversi all’Associazione che in quell’anno stava per fondare insieme al prof. Ugo Moncharmont, Anna Rippa ed altri. Mi ero iscritta al gruppo di Biologia del Seminario Didattico, diretto dal professore Giovanni Chieffi, ma organizzato e gestito dal professor Ugo Moncharmont ed altri e lo frequentai dal 1969 al 1977 con cadenza settimanale.</p>
<p>Mi iscrissi anche all’Associazione Campana Insegnanti Scienze Naturali e cominciai a frequentarla. Nel Seminario Didattico eseguivamo esperienze di Laboratorio da realizzare poi nella Scuola o che avevamo già sperimentato come insegnanti e fu lì che iniziò la mia formazione che proseguì nell’Associazione dove si organizzavano conferenze, escursioni di studio sul territorio con la guida di professori esperti; noi Insegnanti</p>
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<p>che frequentavamo ci sentivamo uniti nel perseguire scopi alti, nello scambio di esperienze didattiche che poteva avvenire nella comunità associativa che si andava formando e che diventava sempre più numerosa. Presto entrai a far parte del Consiglio Direttivo come Consigliera-vicesegretaria e poi come Consigliera- Segretaria dal 1975 al 1987 e mi trovai ad assumere compiti molto impegnativi e gravosi, che venivano però affrontati con entusiasmo ed abnegazione.</p>
<p>Nel 1979, nell’Associazione Campana si pensò di organizzare un Convegno Nazionale dopo aver preso contatti con alcuni gruppi di Insegnanti che si erano intanto formati a Firenze e a Roma e con alcuni colleghi di Padova. Enorme fu l’impegno di tutto il Direttivo ed in particolare del professore Elio Abatino, che chiedeva di allargare sempre di più l’iniziativa. Coinvolgemmo tutti i Provveditorati agli Studi d’Italia, molti docenti universitari delle facoltà scientifiche, gruppi di ricerca sull’ambiente come quello presente presso l’Università di Parma guidato dal professore Antonio Moroni, il Laboratorio dell’Istituto Tecnico “Battisti” di Salò (Brescia) diretto dal professore Giuseppe Spinelli, i direttori di molti Musei scientifici e naturalistici, l’Associazione Nazionale Musei scientifici. La mia casa divenne il quartier generaledell’iniziativa e il mio telefono squillava in continuazione. Il Convegno fu organizzato a Sorrento dal 9 all’11 marzo 1979 ed il Sindaco, già sensibile ai problemi ambientali, mise a disposizione il teatro Tasso ed il Circolo dei Forestieri. Dieci alberghi tra i più belli ed importanti della Città di Sorrento resero disponibili le camere che noi stessi dovemmo attribuire ai partecipanti ed essendo anche bassa stagione, fu possibile avere costi molto ridotti. Vi parteciparono circa 1300 persone.</p>
<p>Durante il Convegno fu organizzata l’Assemblea nella quale fu fondata l’A.N.I.S.N. e fu istituito un Comitato per la formulazione di un nuovo Statuto ed un nuovo Regolamento, che furono ratificati a Rimini, nel 1980, durante il 2° Convegno Nazionale. L’Associazione Campana divenne Associazione Nazionale Sezione Campania e furono istituite Sezioni in diverse città d’Italia. Nei primi anni fummo noi della Campania a tenere le fila dell’Associazione incoraggiando e coadiuvando gli altri gruppi che andavano formandosi. In quel periodo fui Consigliera-Segretaria anche dell’A.N.I.S.N. Nazionale e tale incarico durò fino al 1990 sempre a seguito di libere elezioni con cadenza biennale ed in seguito triennale.</p>
<p>Nel 1985 fu organizzato un Convegno Nazionale italo-francese e intervennero a Sorrento circa 400 Insegnanti francesi, che portarono le loro esperienze. Essi, successivamente alla giornata pedagogica si trattennero per una settimana in Sorrento, facendo ogni giorno una escursione in Campania nei luoghi di interesse naturalistico: Campi Flegrei, Vesuvio, Grotte di Pertosa, allevamenti di bufale, Paestum ed in fine si fermarono al Parco Nazionale del Circeo per poi proseguire per Roma sempre accompagnati da noi responsabili della Sezione Campania.</p>
<p>La nostra Sezione, che pure aveva sostenuto l’A.N.I.S.N. nei primi tempi dopo la fondazione, si trovò in difficoltà quando venne a mancare l’autorevole guida del professore Palombi, che si dimise per motivi di età avanzata e poi nel 1987 morì. Si registrarono contrasti all’interno del gruppo dirigente con atteggiamenti poco democratici. Un gruppo di Soci pensò allora di rivolgersi al professore Giovanni Chieffi, chiedendogli di candidarsi alla Presidenza; egli non era stato mai Socio, ma conosceva bene l’Associazione. Ebbe alcune perplessità non volendo contrastare nessuno e mi chiese cosa ne pensava il professore Moncharmont, che non aveva mai lasciato la nostra Associazione, partecipandovi attivamente fin dalla fondazione anche se non aveva mai voluto cariche. Quando sentì che il Moncharmont mi aveva detto: “se Chieffi accetta la Presidenza l’Associazione è salva” non ebbe più dubbi. Accettò di candidarsi, fu eletto Presidente dell’A.N.I.S.N. Campania e partecipò attivamente a tutte le iniziative. Al rinnovo delle cariche, dopo due anni, volle candidare me nonostante le mie riserve, avendo io sempre rifiutato la proposta di questo incarico. Ma il professore non volle desistere da questa sua idea e si presentò alle votazioni, invogliando i colleghi elettori a votarmi e fu così che nel 1988 fui eletta Presidente dell’A.N.I.S.N. Campania. In quella occasione il professore Chieffi fu proclamato da tutti i Soci presenti Presidente Onorario della Sezione Campania dell’A.N.I.S.N.</p>
<p>Ho tenuto questa carica fino al 2016 venendo votata quasi all’unanimità ogni due anni e successivamente ogni tre anni quando abbiamo adeguato il nostro Regolamento a quello nazionale.</p>
<p>Le attività organizzate a seguito della mia elezione a Presidente sono state adeguate alla continuità, ma non sono mancate le novità. Centinaia sono stati i corsi di aggiornamento e di formazione e le esercitazioni di laboratorio, con l’autorizzazione del Provveditorato agli Studi di Napoli; le escursioni di studio, oltre quelle in Campania, hanno riguardato diverse regioni d’Italia, di cui venivano analizzate tutte le caratteristiche, da quelle geologiche, zoologiche, botaniche a quelle storiche ed umane. Alcuni studi</p>
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<p>naturalistici sono stati rivolti anche all’estero e ricordo con piacere il viaggio in Norvegia, dove con una nave, attraverso una serie di chiuse, salimmo fino ad oltre 2000 metri, e quello in Spagna dove nel parco Nazionale Doňana diventammo tutti addirittura euforici nel passare dalle spiagge dell’Atlantico, attraverso il letto del Guadalquivir asciutto, fino al deserto, dove avemmo modo di osservare ambienti mai visti in Italia. Le nostre attività furono oltre che fruttuose anche molto entusiasmanti.</p>
<p>Per quanto riguarda i corsi di aggiornamento cercai di dare la direzione anche ai Soci scegliendo di volta in volta coloro che sembravano più preparati in questo o in quell’argomento, incoraggiando ad approfondirlo, in modo da consentire a tutti di avere una certificazione utile per il loro insegnamento; ho sempre esortato i Soci a coltivare le loro propensioni, a scrivere articoli, aiutandoli nel loro lavoro se non avevano esperienze precedenti. Pur avendo ben chiaro l’impegno della Presidenza, mi sono sempre sentita alla pari con i miei colleghi e Soci ed avendo acquisito nel tempo molte competenze, non le ho fatte mai pesare sui Soci giovani e/o meno esperti.</p>
<p>Ho cercato aiuti economici alle Istituzioni cittadine e Regionali. Nei primi anni della mia Presidenza istituii il “premio Arturo Palombi” per le scuole di ogni ordine e grado per il quale ottenni dalla Provincia di Napoli la somma di lire 1.500.000, che distribuimmo ai vincitori, il premio “Ugo Moncharmont”, ed il premio “Raffaella De Joanna” e per quest’anno ho proposto il premio “Giovanni Chieffi”. Cercai anche nella Gazzetta Ufficiale della Regione Campania le eventuali possibilità di finanziamento ed intercettai la legge 49 del 1985. Partecipai al concorso e nel 1990 la nostra Sezione fu definita: “Associazione di rilievo regionale” come fu riportato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Campania n. 41, ottobre 1990. Con questa qualifica presentavo annualmente i progetti e successivamente il resoconto delle attività svolte e di tanto in tanto ricevevamo un piccolo contributo.</p>
<p>Fu possibile così riprendere la stampa di un Bollettino periodico, per il quale già in passato avevo esplicato la pratica in Tribunale, ma la pubblicazione non era andata avanti se non nel grande volume degli Atti del 1° Convegno di Sorrento di 781 pagine e 50 di introduzione, per il quale avevo pure fatto un grandissimo lavoro. Aggiornai la pratica e costituii un Comitato di Redazione includendo Moncharmont e Chieffi &#8211; che sono rimasti nella Redazione fino alla loro scomparsa – ed uscimmo come Nuova Serie di un periodico semestrale nel dicembre del 1990. Fu un grande traguardo e con molto impegno l’abbiamo portato avanti regolarmente senza alcuna interruzione.</p>
<p>Il nostro Bollettino con la suddivisione in varie rubriche piacque al Direttivo Nazionale, che, nel Convegno di Genova del 1991, stabilì di replicarlo nel formato e nel contenuto in una rivista nazionale periodica, nominando Direttore Responsabile il professore Harry Manelli e me come Capo Redattore. Cominciai questa nuova impresa che affrontai con determinazione sia per quanto riguardava le pratiche in tribunale, la stampa e la spedizione sia per quanto riguardava la composizione e l’organizzazione redazionale. Molti Soci furono inseriti nel Comitato di Redazione, ma le difficoltà logistiche e i mezzi economici scarsi fecero sì che il peso della Rivista dal punto di vista organizzativo e redazionale cadesse tutto su di me. Il professore Harry Manelli, dopo un breve periodo in cui mi sembrò di notare una certa diffidenza nei miei confronti, che durò fino alla stesura del primo numero, si rese conto della mia assoluta sincerità e disponibilità e di quanto fosse gravoso ed impegnativo il mio lavoro tanto da denominarmi: “forza della natura” e mi accordò la sua amicizia e la sua incondizionata fiducia. Tenni questo incarico fino al 2007 e successivamente come membro del Comitato di redazione fino ad oggi.</p>
<p>L’otto luglio del 1986 con la legge 349 fu istituito il Ministero dell’Ambiente in Italia. In seguito all’aggiornamento della suddetta legge del 06/09/ 1994 chiesi il riconoscimento dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali per poter proporre terne di nomi di associati per il Consiglio Nazionale per l’ambiente (art. 12 comma 1, lettera c ed art. 13). Prendemmo contatti con il Ministero per l’Ambiente dove presentai un album con la descrizione di tutti i progetti già svolti. Ci indirizzarono verso la formazione di un Centro di educazione ambientale. Era necessario, però, che noi fossimo appoggiati da un Ente pubblico. Fu così che nel 1996, la Sezione Campania dell’A.N.I.S.N., nell’ambito delle sue attività, in collaborazione con il Comune di Napoli, Assessorati all’educazione e all’ambiente, istituì un “Centro di Informazione ed Educazione Ambientale” con sede in una scuola del quartiere Soccavo di Napoli. Le finalità e le proposte educative sono riportate nel n.13 del Bollettino Sezione Campania A.N.I.S.N. dell’aprile 1996.</p>
<p>In quegli anni mi ero proposta di cercare le antiche cave di piperno, roccia dura grigiastra con fiamme (frammenti di lava più scura) con cui sono stati costruiti i monumenti più importanti di Napoli, ma anche i portali di abitazioni e negozi. Le cave dovevano essere presenti in quel quartiere (Soccavo da sub</p>
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<p>cava), ma si erano perse le tracce. Chiesi l’aiuto dei professori Orfeo Picariello e Nicola Maio e con loro e con il laureando Salvatore Vicidomini, mi avventurai sulle pareti della collina dei Camaldoli e scoprimmo l’ingresso nascosto dalla vegetazione e da materiale di risulta di una di queste poche cave, uniche al mondo, ed inoltre potemmo osservare le pareti della roccia detta breccia museo e quelle dove si poteva osservare la serie dei materiali depositatisi durante tutta la storia geologica dei Campi Flegrei. Molte scolaresche, attraverso il “Centro” poterono raggiungere la cava ed osservare i luoghi. Proponemmo al Comune di Napoli di fare di quei luoghi una “Riserva Geologica”, ma la nuova amministrazione municipale non fu più disponibile a seguire i nostri progetti</p>
<p>Partecipai alle riunioni ed ai Convegni che si tenevano in tutta Italia (Genova, S. Miniato, ecc.) con i rappresentanti dei Centri che si erano formati in tutte le Regioni e fui invitata un paio di volte, insieme ai rappresentanti dei diversi centri italiani, a Roma alla presentazione della relazione del Ministro sulle attività svolte dal Ministero durante l’anno. Per diversi anni la nostra Sezione ha partecipato alla settimana della cultura scientifica e tecnologica indetta del Ministero con i lavori delle Scuole che poi venivano esposti in una mostra presso il “Centro” Un anno ricevemmo per tale attività anche un piccolo contributo ministeriale. In seguito queste attività si sono svolte in sedi diverse, ma l’attenzione per l’ambiente anche con concorsi a premi è stata continua fino ad oggi.</p>
<p>Dopo il 1990 fui ancora più volte membro del Direttivo Nazionale e dal 2010 al 2013 con l’incarico di Consigliere – Tesoriere Nazionale. Ebbi anche il compito di espletare le pratiche per ottenere la personalità giuridica. Ho ricoperto per un triennio una volta l’incarico di Revisore dei conti e un’altra volta quella di uno dei Probi Viri.</p>
<p>Non sono mancati i contrasti e le difficoltà, ma io ho sempre avuto fiducia nella correttezza del mio comportamento e nella condivisione con i Soci e soprattutto con il Consiglio Direttivo, che mi ha sempre sostenuto nelle decisioni da intraprendere. Di esso in particolare ricordo le due Consigliere che ci hanno lasciato: Raffaella De Joanna e Mariarosaria Serra, che hanno assiduamente sorretto il mio operato. Molto vicini mi sono stati anche Luigi D’Amico, Giovanni Gaudino, Lucia Di Leo, Vincenzo Boccardi, Titina Calabria e Silvana Sarnelli ed ancora le Socie Enrica Oberto e Albina Irollo, Anna Marra Barone, Nina Calzone, Annamaria Onorato e tanti altri.</p>
<p>Tra i Professori Universitari che più ci hanno incoraggiato e coadiuvato, oltre quelli che sono entrati attivamente nell’Associazione, ricordo Orfeo Picariello, diventato nostro Socio onorario per i contributi dati, Mario Milone, che ci ha sempre fornito l’aggiornamento scientifico nelle sue discipline ed ha partecipato ai nostri Convegni Nazionali di Trieste del 1993 e del 1991 di Genova, Pietro Battaglini, che ci guidò in una esercitazione di laboratorio presso l’Istituto Tecnico “Giordani” di Napoli, Paolo Scarano dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli, che tenne la relazione introduttiva al Convegno Nazionale di Genova del 1991, Adriano Mazzarella, del Dipartimento di Scienze della Terra (Osservatorio meteorologico dell’Università Federico II di Napoli) per le sue conferenze e contributi, Pellegrino Fimiani dell’Università della Basilicata, che, oltre a diversi articoli per il Bollettino e visite guidate, ci ha regalato la ristampa dell’Entomologia napoletana con le tavole degli insetti disegnati da Domenico Cirillo, studioso e soprattutto patriota napoletano giustiziato nel 1799, Maria Rosaria Ghiara, allora Direttrice dei Musei Scientifici dell’Università, con tutto il suo staff e Maria Carmela Del Re che misero a disposizione i quattro Musei Scientifici dell’Università per i Soci presenti al 10° Convegno Nazionale di Napoli del 2010, Raffaele Scorziello, che ci ha guidato in molte escursioni naturalistiche e ci ha dato diversi contributi, Maria Rosaria Coscia dell’Istituto di Biochimica delle proteine del CNR Napoli per i suoi contributi, Fabio Maria Guarino e Nicola Maio del Dipartimento di Biologia strutturale e funzionale dell’Università Federico II di Napoli che ci hanno coadiuvato nell’organizzazione di alcune nostre attività, Massimo Russo dell’Osservatorio Vesuviano, che ci ha aggiornato sullo studio dei minerali dell’area flegrea, Anna Alfano dell’Università di Salerno, Maddalena De Lucia dell’Osservatorio Vesuviano e Luciano Gaudio del dipartimento di biologia per i loro contributi scientifici ed organizzativi, Giancarlo Carrada per i suoi contributi sulla biologia marina, Antonio Nazzaro dell’Osservatorio vesuviano per aver guidato alcune nostre escursioni sul territorio e tanti altri che hanno facilitato il nostro aggiornamento talvolta con una conferenza tal altra con un articolo da pubblicare o con una esercitazione.</p>
<p>Nell’Assemblea del 2016 è stata nominata Presidente dell’A.N.I.S.N. Campania la professoressa Rossana Rosapepe, che è stata apprezzata da tutti per il suo impegno nella didattica delle Scienze e che si sta prodigando per l’Associazione mettendo in campo molte eccellenti competenze.</p>
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<div title="Page 7">
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<p>In quella occasione, in seguito alla mia rinuncia alle cariche sociali, i Soci hanno voluto investirmi della carica di Presidente onorario della Sezione Campania A.N.I.S.N. e di Socio onorario nazionale. Ad essi va il mio più vivo ringraziamento e l’augurio di un sempre maggiore successo.</p>
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		<title>ATTIVITÀ FONDATIVE DELL&#8217;A.N.I.S.N. Campania</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 12:24:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Novità]]></category>
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		<description><![CDATA[      ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI SCIENZE NATURALI – A.N.I.S.N. SEZIONE CAMPANIA  ATTIVITÀ FONDATIVE DELL’A.N.I.S.N. Campania L’Associazione è sorta a Napoli nel 1969 per iniziativa dell’Ispettore centrale del M. P. I. (Ministero Pubblica Istruzione) prof. Arturo Palombi, già più volte Presidente della Società dei Naturalisti, già impegnato nella proposta di Istituzione della Scuola Media Unificata [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b> </b></p>
<p align="center"> <b></b></p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="109"> <a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Logo_ANISN.Alta-risoluzione_L_S.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-901" alt="Logo_ANISN.Alta risoluzione_L_S" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Logo_ANISN.Alta-risoluzione_L_S.jpg" width="120" height="121" /></a></td>
<td valign="top" width="543">
<h1>ASSOCIAZIONE NAZIONALE INSEGNANTI</h1>
<p align="center"><b>SCIENZE NATURALI – A.N.I.S.N.</b><b></b></p>
<p align="center"><b>SEZIONE CAMPANIA</b><b></b></p>
<p align="center">
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><b> </b><b>ATTIVITÀ FONDATIVE DELL’A.N.I.S.N. Campania</b></p>
<p>L’Associazione è sorta a Napoli nel 1969 per iniziativa dell’Ispettore centrale del M. P. I. (Ministero Pubblica Istruzione) prof. Arturo Palombi, già più volte Presidente della Società dei Naturalisti, già impegnato nella proposta di Istituzione della Scuola Media Unificata dell’obbligo (1962), nella quale furono introdotte per la prima volta le “Osservazioni Scientifiche” nel livello scolastico che va dai 10 ai 13 anni di età. Il Sodalizio prendeva il nome di: Associazione Campana Insegnanti Scienze Naturali (A. C. I. S. N.) ed aveva lo scopo di “stimolare le iniziative atte a migliorare l’insegnamento delle Scienze Naturali; di sviluppare la coscienza naturalistica nel nostro Paese, nonché di promuovere incontri per l’esame di problemi didattici relativi agli insegnamenti naturalistici” (Circolare n. 1 dell’A.C.I.S.N., 1969). Questi scopi sono ancora oggi validi anche se espressi in maniera diversa. Essi evidenziano l’aspirazione di noi Insegnanti di Scienze Naturali di volerci inserire nella Scuola in maniera dignitosa sia per aver acquisito competenze professionali adeguate sia per aver trovato spazi, tempi e strumenti idonei per un insegnamento di fondamentale importanza per la vita dell’uomo sulla terra ed in modo particolare in Italia esposta a rischi naturali diversi.</p>
<p>L’Associazione Campana fu molto attiva e tra le tante manifestazioni ricordo la partecipazione alla settimana ecologica organizzata dal Comune di Sorrento, durante la quale un intera sessione fu dedicata alla Scuola ed agli insegnanti dell’A.C.I.S.N. che parteciparono numerosi, facendo entrare, per la prima volta la Scuola e gli Insegnanti in un grosso Convegno. Inoltre il Sodalizio si prodigò, per diffondere l’amore per la Natura e per l’Ambiente, facendo partecipare le Scuole alla Mostra Cinematografica Internazionale: la Natura, l’Uomo e il suo Ambiente, a Sorrento nell’ambito degli incontri internazionali del Cinema.</p>
<p>L’Associazione Campana Insegnanti Scienze Naturali (A.C.I.S.N.) dopo aver preso contatti con gli Insegnanti di Scienze di alcune regioni d’Italia e soprattutto con un gruppo di Firenze, riunito in Associazione da un radiologo, dott. Paolo Ciardi Dupré e con un gruppo di Roma e dopo aver sollecitato Docenti di Scienze di tutte le Università e di tutte le Scuole d’Italia, organizzava un Convegno Nazionale a Sorrento – 9/11 marzo 1979 – durante il quale fu fondata l’Associazione Nazionale Insegnanti Scienze Naturali (A.N.I.S.N.).</p>
<p><b>Il gruppo dirigente dell’A.C.I.S.N. non fondò l’Associazione Nazionale e poi chiamò tutti a farne parte, ma viceversa, convocò gli Insegnanti di tutta Italia ed insieme con loro volle fondare l’A.N.I.S.N. </b>Questa scelta comportò difficoltà organizzative, ma evidenziò uno spirito democratico e di collaborazione che non ha mai abbandonato l’Associazione e che ha fatto fare passi avanti, magari più lentamente, ma con una apertura solidale verso tutti i Docenti che, all’interno di essa, hanno potuto esprimere al meglio le loro potenzialità. Abbiamo avuto modo più volte di valutare la crescita professionale e culturale dei colleghi che frequentano l’ A.N.I.S.N. e che del resto appare evidente a tutti.</p>
<p>L’A.N.I.S.N. nel corso di tanti anni e a tutt’oggi, attraverso le numerose Sezioni Regionali e Locali, ha svolto ininterrottamente e svolge attività di formazione e aggiornamento scientifico e didattico prodigandosi per soddisfare le esigenze dei Docenti, esigenze legate all’insegnamento delle Scienze Naturali.</p>
<p>Convegni, corsi, seminari, esercitazione di laboratorio, interventi per la protezione dell’Ambiente, escursioni naturalistiche sul territorio, ecc., nonché la trasposizione delle conoscenze scientifiche nella didattica, che rimane uno degli obiettivi fondamentali, hanno caratterizzato l’impegno del Sodalizio negli anni.</p>
<p>Dal 1992 molte attività vengono riportate in una Rivista periodica semestrale: <b><i>Le Scienze naturali nella scuola</i></b>, che viene inviata gratuitamente ai Soci ed è un ulteriore aiuto per i Docenti, che vi trovano indicazioni utili per l’insegnamento, ma è anche un mezzo a disposizione per la pubblicazione di contributi personali dei Soci; in particolare essa favorisce la diffusione delle informazioni e lo scambio di esperienze didattiche. Tutto ciò viene ancor più potenziato da pubblicazioni locali, che riportano le attività svolte.</p>
<p>La Sezione Campania dell’A.N.I.S.N. pubblica dal 1990 ininterrottamente un “<b><i>Bollettino Sezione Campania A.N.I.S.N.”, </i></b>periodico semestrale.</p>
<p>Monitorata dall’IRRE Campania, l’Associazione ha ottenuto un riconoscimento lusinghiero nella pubblicazione del MIUR: “Moniform II” “Strutture territoriali di servizio tecnico professionale a supporto delle Istituzioni Scolastiche” Ed. M. Armano, Napoli – novembre 2004 ed un protocollo d’intesa dal MIUR della Campania per la promozione di azioni di supporto e di indirizzo a favore delle Scuole di ogni ordine e grado della regione Campania.</p>
<p>Il nostro slogan assolutamente veritiero è: <b>ESSERE SOCIO CONVIENE</b></p>
<p><b> </b></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b>CONVEGNI</b></p>
<p style="text-align: left;" align="center"><b>L’A.N.I.S.N. Campania a partecipato a tutti i CONVEGNI Nazionali con la presenza di numerosi Soci e sempre con la presentazione di una o più relazioni</b></p>
<p style="text-align: left;">Il primo Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N., che vide la partecipazione di oltre mille Docenti delle Scuole di ogni ordine e grado, nonché di numerosi Docenti universitari si svolse a Sorrento nei giorni 9 – 10 – 11 marzo 1979 e fu organizzato dall’A.C.I.S.N. (Associazione Campana Insegnanti  Scienze Naturali), che in quella occasione diventò A.N.I.S.N. Campania.</p>
<p style="text-align: left;">La pubblicazione degli atti, effettuata a totale, notevole carico, sia economico che di lavoro, dall’A.N.I.S.N. Campania, vede raccolti in un volume di 790 pagine, più una parte introduttiva di 50 pagine con numerazione romana e numerose tavole fuori testo con foto del Convegno, le relazioni dei maggiori rappresentanti della cultura naturalistica e della relativa didattica esistenti allora in Italia e del Prof. Jean Ulisse, Presidente della Commissione Francese intervenuta.</p>
<p style="text-align: left;">Il Convegno non ebbe un titolo, ma trattò le Scienze Naturali sotto tutti gli aspetti: problemi di informazione, educazione e formazione; il ruolo dei Docenti di Scienze Naturali; gli aspetti sperimentali dell’insegnamento nei vari ordini e gradi della Scuola; la funzione dei Musei Naturalistici; i libri di testo; l’educazione ambientale in Italia ed in Europa (Francia); il ruolo dei Parchi Naturali.</p>
<p style="text-align: left;">Il 2° Convegno Nazionale, organizzato dalla Sezione Campania A.N.I.S.N. si tenne a Rimini dal 16 al 20 settembre 1980 ed ebbe per titolo: “<b><i>Aspetti dell’Insegnamento delle Scienze Naturali”. </i></b></p>
<p style="text-align: left;">Durante il Convegno fu approvato lo Statuto ed il Regolamento dell’A.N.I.S.N., che furono successivamente pubblicati.</p>
<p style="text-align: left;">A Taormina, nel Palazzo Corvaia, L’A.N.I.S.N..Campania organizzò il terzo Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N. sul tema: “<b><i>Aspetti dell’Insegnamento delle Scienze Naturali”. </i></b></p>
<p style="text-align: left;">Il Convegno si svolse dal 26 al 30 ottobre 1982.</p>
<p style="text-align: left;">Non furono pubblicati gli atti, ma esistono due grossi dischi con la registrazione di tutti gli interventi.</p>
<p style="text-align: left;">Il 4° Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N. si svolse a Verona, presso il Museo di Storia Naturale, dal 25 al 28 novembre 1983 sul tema: “<b><i>Aspetti dell’Insegnamento delle Scienze Naturali”. </i></b></p>
<p style="text-align: left;"><b>Il 5° Convegno dell’A.N.I.S.N</b>., organizzato dalla Sezione Campania A.N.I.S.N. fu intitolato <b>1° Convegno Internazionale. </b>Si svolse a Sorrento dal 28 marzo al 1° aprile 1985 e oltre e fu articolato in tre parti:</p>
<p style="text-align: left;">1) dal 28 al 30 marzo i lavori furono rivolti esclusivamente ai Soci italiani;</p>
<p style="text-align: left;">2) il 1° aprile vi furono lavori congiunti con delegazioni europee (Francia, Olanda, Belgio, Svizzera, ecc.) ed il Convegno fu chiamato Italiano-Francese <i>(Congrès International sur l’Enseignement des Sciences Naturelles)</i>, perché fu organizzato insieme al gruppo dirigente dell<i>’Association des Professeurs de Biologie–Geologie (A.P.B.G.) de France</i>;</p>
<p style="text-align: left;">3) una terza parte, nella quale i 400 <i>Professeurs </i>francesi intervenuti, con 8 pullman visitarono alcuni siti della Campania di interesse naturalistico-ambientale, accompagnati, da Soci A.N.I.S.N. della Campania (Abatino – Sica) con il seguente calendario:</p>
<p style="text-align: left;">- domenica, 31 marzo – Visita alla città di Napoli (architettura , storia e siti geologici);</p>
<p style="text-align: left;">- lunedì 1° aprile – Convegno Italiano – Francese sugli aspetti pedagogici dell’insegnamento delle Scienze Naturali, come indicato precedentemente;</p>
<p style="text-align: left;">- martedì 2 aprile – Escursione al Vesuvio con salita al cratere, visita al Museo Vesuviano ed alla città romana di Pompei, approfondimenti sui fenomeni vulcanici dell’Italia meridionale e della Sicilia;</p>
<p style="text-align: left;">- mercoledì 3 aprile – Aspetti geomorfologici della Penisola Sorrentina e di Capri, escursione all’isola di Capri;</p>
<p style="text-align: left;">- Giovedì 4 aprile – La polie del Vallo di Diano geodinamica di superficie: erosione fluviale e cambiamenti geomorfologici quaternari; visita ad un allevamento di Bufale della provincia di Salerno, visita alle grotte di Pertosa e all’area archeologica di <i>Paestum</i>;</p>
<p style="text-align: left;">- venerdì 5 aprile – I Campi Flegrei, vulcanismo antico e recente, la Solfatara di Pozzuoli, il tempio di Giove Serapide, i laghi craterici, partenza per il Parco del Circeo e proseguimento per Roma, dove i Convegnisti trascorsero le vacanze pasquali, restando in Italia ancora una settimana.</p>
<p style="text-align: left;">Il tema prescelto fu: “<b><i>L’Educazione scientifica e il risveglio degli interessi naturalistici in Italia ed in Europa”. </i></b></p>
<p style="text-align: left;">Non furono pubblicati gli atti, ma fu redatta una guida della Campania a carattere geologico-naturalistico e guide per ciascuno degli itinerari in italiano ed in francese.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il VI Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N</b>. si svolse a Roma. Presso l’Università La Sapienza dal 3 al 6 aprile 1987 e furono trattati soprattutto i temi della didattica delle Scienze Naturali.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il VII Convegno Nazionale A.N.I.S.N.</b> si svolse ad Alghero dal 26 al 30 aprile 1989 e trattò il tema: <b><i>“Per un nuovo Umanesimo: Ecosistemi, Risorse, Biotecnologie”. </i></b></p>
<p style="text-align: left;">Nel 1991, anticipando di un anno il 500° anniversario della scoperta dell’America, si svolse a Genova, dal 23 al 27 ottobre, <b>l’VIII Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N</b>. sul tema: “<b><i>Per un nuovo Umanesimo: gli Ecosistemi e l’Uomo in Europa dopo la scoperta dell’America”.</i></b>  Gli atti furono pubblicati nel supplemento al n.1, giugno 1993, della Rivista dell’A.N.I.S.N.: <b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola, </i></b>di cui la prima pubblicazione aveva avuto inizio nel dicembre 1992.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il IX Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N</b>. si tenne a Trieste dal 26 al 30 ottobre 1993 sul tema. <b><i>Lo studio della Natura come impegno per lo sviluppo culturale. </i></b> Gli atti furono pubblicati nel n. 4 del luglio 1994 della Rivista Nazionale: <b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b>.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il X Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N.</b> si tenne a Pisa dal 26 al 30 aprile 1995 sul tema: <b><i>Miti e realtà delle Scienze Naturali. </i></b>Riflessioni sulle specificità culturali, le competenze didattiche e la formazione dei Docenti nella Scuola che cambia. Gli atti furono pubblicati dalla Sezione A.N.I.S.N di Pisa e dalla Provincia di Pisa nell’agosto 1996.</p>
<p style="text-align: left;"><b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola del 2000 </i></b>fu il titolo <b>dell’XI Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N.,</b> che si tenne a Palermo dal 27 al 31 ottobre 1998. Gli atti furono pubblicati nel n. 13 della Rivista dell’A.N.I.S.N.:<b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b>del gennaio 1999.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il XII Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N.</b> si tenne a Milano dal 28 al 31 marzo 2001 ed ebbe per titolo: <b><i>Il Docente di Scienze Naturali nella Scuola dell’autonomia</i></b>. La formazione, la didattica, il rapporto con le istituzioni. Gli atti furono pubblicati nel n. 18 del dicembre 2001 della Rivista dell’A.N.I.S.N.: <b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b></p>
<p style="text-align: left;">A Torino dal 23 al 27 marzo 2004 si svolgerà il <b>XIII Convegno Nazionale dell’A.N.I.S.N</b>. sul tema: “<b><i>Una visione del mondo” </i></b>– Cultura, Natura, Comunicazione nell’Insegnamento delle Scienze Naturali – Autorizzazione Ministeriale Uff. VII/3861del 27/11/2003   SEDE: Centro Incontri della Regione Piemonte – Corso Stati Uniti, 23 – Torino – Gli Atti sono stati pubblicati nel numero speciale della rivista <b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b>del 2004</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il XIV Convegno Nazionale A.N.I.S.N</b>. si tenne ad Ancona dal 12 al 16 settembre 2007 ed ebbe per titolo: “<b><i>Le Scienze per una nuova cultura del paesaggio”</i></b> Per questo Convegno, come per tutti i precedenti, l’A.N.I.S.N. Campania ha organizzato gruppi di Soci della Campania per la partecipazione, che è stata sempre numerosa.</p>
<p style="text-align: left;">Gli atti sono stati pubblicati nella rivista<b><i> Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b>n. 35<b><i> </i></b>del 2008</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il XV Convegno Nazionale A.N.I.S.N</b>. si tenne a Napoli ed ha avuto il titolo: “<b><i>La Natura, l’Uomo, il Tempo. </i></b>Gli atti sono stati pubblicati nel numero speciale 44 della Rivista <b><i>Le Scienze Naturali nella Scuola </i></b>del 2011</p>
<p style="text-align: left;">In quella occasione il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ha fatto pervenire alla sottoscritta una <b>medaglia commemorativa </b>come segno di apprezzamento “<b><i>per il costante e appassionato impegno del sodalizio da lei rappresentato in favore della formazione degli Insegnanti, dell’educazione scientifica e della valorizzazione delle eccellenze, indispensabile per affrontare le sfide del nostro tempo e per conseguire nuovi traguardi di sviluppo e di progresso sociale condivisi.”</i></b></p>
<p style="text-align: left;"><b>Il XVI Convegno Nazionale A.N.I.S.N</b>. si è tenuto in Puglia, a Locorotondo dal 9 al 13 settembre 2013 sul tema: <b><i>Innovazione Didattica e scelte sostenibili per lo sviluppo del territorio. </i></b>Gli Atti sono stati pubblicati nel fascicolo n. 53 del 2015.</p>
<p style="text-align: left;"><b>Il XVII Convegno Nazionale A.N.I.S.N</b>. si è tenuto a Foligno dal 28 al 31 agosto 2016 sul tema: <b><i>Il territorio aula nello spazio, nel tempo, nella mente. Le sfide nell’innovazione didattica nell’insegnamento/apprendimento delle Scienze. </i></b>Gli Atti sono stati pubblicati nel fascicolo n. 57 del 2017.<b><i></i></b></p>
<p style="text-align: left;">A CURA DI <b>Sofia Sica</b></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Luigi D&#8217;Amico Un Nobel &#8230; quasi italiano</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 11:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni]]></category>

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		<description><![CDATA[RIFLESSIONE STORICA  Luigi D’Amico                                                                      MARIO CAPECCHI Segretario Sez.                            [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="right"><b><i>RIFLESSIONE STORICA</i></b></p>
<h3> <span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">Luigi D’Amico</span><span style="font-size: 1.17em;">                                                                      MARIO CAPECCHI</span></h3>
<h4 style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;" align="left">Segretario Sez.<span style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px;">                                                                                               UN NOBEL.. QUASI </span><span style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px;">ITALIANO</span></h4>
<h4 style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;" align="left">Campania A.N.I.S.N.</h4>
<h4 style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;" align="left">Direttore Rivista Nazionale:</h4>
<h4 style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;" align="left"><i>Le Scienze Naturali nella Scuola</i></h4>
<p align="left"><b>Introduzione</b></p>
<p><b> </b></p>
<p>La notizia della morte, il 10 gennaio di quest’anno, del biologo inglese naturalizzato americano Oliver Smithies (1925-2017), premio Nobel per la medicina 2007, rimanda subito ad un altro genetista, ma di origini italiane <b>(Fig.1</b>), il veronese Mario Capecchi (1937). Residente negli Stati Uniti dall’età di 8 anni e cittadino americano, ha condiviso il Nobel per la tecnica del <i>gene targeting</i> con Smithies e con Martin John Evans (1941), altro biologo britannico<i>.</i> Il cognome italiano associato al premio Nobel, ci dà una sferzata di orgoglio nazionale e ci regala la possibilità di condividere emotivamente, anche a distanza di tempo, un evento così importante.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-12.55.251.png"><img class="alignleft size-full wp-image-890" alt="Schermata 2018-02-05 alle 12.55.25" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-12.55.251.png" width="197" height="268" /></a></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">          </span></p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">Fig.1 Mario Capecchi</span></p>
<p>Pochi sono stati gli scienziati italiani che sono arrivati al traguardo del Nobel, ma tra questi molti che si erano formati in ottimi licei ed università italiane, si sono dovuti trasferire per lavoro fuori dall’Italia, in paesi che offrivano, e continuano ad assicurare, un ambiente più recettivo e accogliente. Basti qui ricordare, in ambito medico biologico, i casi di Salvatore Emanuele Luria (1912-1991), Renato Dulbecco (1914-2012), Rita Levi Montalcini (1909-2012). Ma per Mario Capecchi il destino aveva in serbo ben altro! A leggere la sua biografia, o ascoltando dalla sua viva voce il racconto della sua travagliata infanzia, sembra di scorrere le pagine di un romanzo di Dickens, con un finale però che ha il sapore di una grande rivincita, di un inaspettato trionfo. Mario Capecchi vive e insegna nella Università statale dello Utah, a Salt Lake City, quanto di più distante si possa immaginare dalla valle del Po che lo ha visto nascere e vagabondare da bambino, cercando di difendersi con astuzia dalla crudeltà dei contadini che lo scacciavano dai campi, elemosinare un rifugio e un pezzo di pane per sopravvivere.</p>
<p>La vita <i>romanzata </i>del Nobel che ha un nome italiano, ma che conosce solo poche parole della nostra lingua, ha avuto un ulteriore appendice che la rende ancora più intrigante. Il clamore e la notorietà, seguiti all’assegnazione del premio <b>(Fig.2),</b> hanno permesso a Mario Capecchi di entrare in contatto con molti dei compagni della sua infanzia, bambini che come lui hanno vissuto, in quei tempi lontani, momenti di abbandono e di privazione. Ma la cosa più sorprendente è che il Nobel per la medicina ha scoperto di avere una sorella che non aveva mai conosciuto.<b> </b>Marlene Ramberg-Bonelli, questo il nome della donna, è figlia di Lucy Ramberg, la madre americana di Capecchi. Come Mario, anche Marlene venne abbandonata dalla donna per mancanza di mezzi e data in affidamento a una famiglia del Renon, un comune della provincia di Bolzano.</p>
<p>Ma contrariamente a quanto accadde al futuro ricercatore, alla sorella la vita riservò un destino migliore. Mario dovette andarsene dall&#8217;altipiano e dalla famiglia che lo ospitava perché i soldi lasciati dal padre per allevarlo erano terminati. Marlene trovò invece due splendidi genitori adottivi che l’amarono e si presero cura di lei, assicurandole una vita dignitosa. Nata nel 1939 da una relazione tra Lucy Ramberg e il dottor Robert Scheuer emigrato dopo qualche anno in Brasile, la piccola fu affidata alla famiglia sudtirolese del ferroviere Max Bonelli e di sua moglie Luise Linder. Nel 1941 i Bonelli si trasferirono in Austria e i destini dei due fratelli si divisero in modo definitivo. Nel 2008, con la collaborazione del quotidiano in lingua tedesca Dolomiten, Marlene e Mario si sono potuti incontrare. Si può solo immaginare il flusso intenso di emozioni che li ha travolti, mentre nel raccontarsi le storie delle loro vite,  cercavano di recuperare un così lungo periodo di separazione.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.05.35.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-892" alt="Schermata 2018-02-05 alle 13.05.35" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.05.35-300x200.png" width="300" height="200" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; font-style: italic;">Fig.2 Mario Capecchi durante la lezione magistrale</span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">tenuta in occasione della consegna del Premio Nobel </span></p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">per la Medicina nel 2007 (Foto: Nobelprize.org)</span></p>
<p><b>Un’infanzia piena d’insidie… e poi finalmente la luce.</b></p>
<p>Mario Capecchi è nato a Verona il 6 ottobre del 1937, da una poetessa bohémien figlia di artisti che aveva  insegnato alla Sorbona, e da Luciano aviere volontario in Africa che lo lasciò orfano all’età di quattro anni. La madre, dopo la pubblicazione delle leggi razziali del 1938, prese posizione attiva contro il regime distribuendo volantini antifascisti e antitedeschi.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.05.54.png"><img class="alignleft size-full wp-image-893" alt="Schermata 2018-02-05 alle 13.05.54" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.05.54.png" width="233" height="297" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questa sua attività le costò l’arresto da parte della Gestapo e la deportazione a Dachau come prigioniera politica. Era il 1941 e il futuro Nobel assistette, all’età di quattro anni, alla traumatica carcerazione della madre. Prima di partire per la Libia suo padre, con una avvedutezza encomiabile, aveva contattato una famiglia di contadini altoatesini, offrendo loro dei soldi  perché ospitassero il piccolo Mario nel caso fosse capitato qualcosa a lui e a sua moglie. I contadini tennero con loro il bambino per un anno, poi lo cacciarono via dicendogli che i soldi messi a disposizione dal padre erano finiti. Cominciò così per il piccolo Mario un periodo di vagabondaggio tra Bolzano e Verona. Una vita di espedienti e di rifugi di fortuna. Dopo qualche tempo incontrò una banda di altri piccoli senza genitori che sopravvivevano rubando ed elemosinando qualche soldo e vi si aggregò. Nel 1945 si ammalò</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">Fig.3 </span><span style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px;">Mario Capecchi da giovane</span></p>
<p>gravemente di tifo evenne ricoverato, da uno sconosciuto <i>buon samaritano</i>, nell’ospedale di Reggio Emilia dove venne curato. Ed è lì che lo ritrovò sua madre, all’età di otto anni <b>(Fig.3).</b> Dopo la liberazione dal campo di concentramento, Lucy Ramberg era tornata in Italia e  si era messa sulle  tracce del figlio. L’aver ritrovato il suo bambino dette alla donna la forza e la determinazione di dare una svolta alla sua vita e decise in pochi giorni di emigrare in America, dove viveva suo fratello Henry Ramberg. I due s’imbarcarono su una nave di profughi e arrivarono a New York, passando per Ellis Island, la tappa obbligata di tanti immigrati. Lo scenario che si aprì davanti al piccolo sembrava sospeso tra sogno e realtà. Suo zio Henry li fece salire su un treno diretto a sud e dopo un viaggio di alcune ore madre e figlio si ritrovarono a Princeton, nella cui università Henry Ramberg insegnava fisica. Era l’ateneo in cui aveva insegnato anche Albert Einstein e Mario Capecchi, dopo anni, ricorderà di aver visto quello stravagante professore con i capelli lunghi e una pipa sempre attaccata alla bocca. Lo zio lo iscrisse a una scuola elementare e il piccolo Mario si trovò immerso in un ambiente a lui estraneo, di cui non conosceva le regole e con enormi difficoltà da superare per la lingua. Affrontati gli ostacoli con volontà ed intelligenza, il futuro Nobel si iscrisse ad un liceo pubblico di New York e poi all’Università, nel piccolo e molto &#8220;liberal&#8221; Antioch College nell&#8217;Ohio dove si laureò in Chimica e Fisica. Ma ben presto il giovane scoprì la passione per la biologia molecolare, e grazie a una borsa di studio, entrò alla prestigiosa università di Harvard, dove  incontrò James Watson, uno dei <i>padri </i>della genetica e scopritore della struttura del DNA che sarà il suo relatore di tesi di dottorato. In occasione del conferimento del Nobel, l’8 ottobre 2007, Mario Capecchi ha dato una spiegazione del perché aveva abbandonato la fisica per la biologia molecolare:</p>
<p><i>«</i><i>Negli anni ’60, la fisica era una big science, si faceva in grandi gruppi e le grandi innovazioni teoriche in quel campo risalivano agli anni “20” e “30”</i>… <i>Io cercavo una disciplina scientifica in cui il singolo ricercatore potesse mettersi in gioco direttamente nei suoi esperimenti».</i></p>
<p>Il premio Nobel è stato ospite, il 13 ottobre di quest’anno 2017, della XV edizione del  Festival <i>BergamoScienza</i>.  In questa occasione, rievocando la sua <i>avventurosa </i>infanzia, davanti al numeroso pubblico di giovani ha detto tra l’altro:</p>
<p><i>«I bambini sono molto fortunati. Non si domandano chi sono. Accettano semplicemente il presente… io sapevo che quella era la mia vita e che dovevo sopravvivere, non mi ponevo domande sul senso delle cose. Tutto ciò di cui mi preoccupavo era come procurarmi cibo e vestiti, giorno per giorno.  Una volta negli Stati Uniti mi ritrovai a vivere dal fratello di mia madre, in una comune. Passai dall&#8217;essere completamente solo all&#8217;avere decine di genitori. Era un sistema molto collaborativo e mi ha insegnato a lavorare con gli altri. Fino ad allora ero solo sopravvissuto…».</i></p>
<p>Il contributo dato alla Biologia e alla Medicina da Mario Capecchi, e il prestigioso  riconoscimento che ne è derivato, non possono prescindere dalle particolari esperienze che hanno segnato la sua infanzia. Sarebbe bastato poco, e la vita di questo <i>illustre emigrante italiano </i>avrebbe potuto prendere una strada senza sbocco e senza storia! La fisica o la chimica hanno perduto forse un loro possibile protagonista, ma la genetica e la biologia molecolare se ne sono avvantaggiate e di questo possiamo essere ben soddisfatti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>La tecnica del <i>gene targeting </i></b></p>
<p>Per introdurre il campo d’indagine che ha portato Mario Capecchi al traguardo del Nobel si può partire dalle sue stesse parole. Nell’ottobre del 2012, in occasione di un incontro organizzato a Bologna dalla Fondazione Europea per la genetica, lo scienziato americano ebbe una serie di colloqui con giornalisti scientifici ai quali espose gli aspetti salienti del suo lavoro. Ecco un breve passo preso da quell’intervista:</p>
<p>«<i>Il mio principale contributo è stato quello di sviluppare una tecnologia per modificare un gene specifico che funzionasse bene nei topi. Per esempio, se dopo aver mutato un certo gene vediamo che un dito sparisce, vuol dire che quel gene è associato in qualche modo alla presenza delle dita. Negli esseri umani sappiamo che ci sono almeno 5000 malattie associate a un singolo gene. Un esempio è la fibrosi cistica. I bambini ammalati avevano enormi problemi a respirare e di conseguenza a crescere e diventare adulti. Ora che il gene è stato identificato, è possibile sviluppare nuove terapie. E già oggi, le persone ammalate di fibrosi cistica stanno molto meglio di quanto non stessero qualche anno fa. La funzione di quel gene è stata compresa, la prima volta, proprio su un topo. E questo è vero per molte altre malattie, come il cancro o le malattie neurodegenerative. Molte hanno almeno una componente genetica e quindi possono essere studiate con questa tecnica</i>».</p>
<p>La scelta dei topi come organismi modello è stata dettata dal fatto, noto ormai da tempo, che il topo e l’uomo condividono circa il 98% di geni. Studiare i geni nei topi rende quindi possibile fare delle inferenze molto dettagliate sulla funzione dei corrispondenti geni umani. Capecchi, insieme ai suoi colleghi inglesi Smithies ed Evans, è riuscito a mettere a punto un meccanismo di <i>silenziamento </i> sostituendo un determinato gene con uno inattivo, mediante il <i>bersagliamento genico </i> (in inglese <i>targeting</i>). La sostituzione si realizza mediante ricombinazione omologa, meccanismo che avviene durante la fase S della meiosi tra cromosomi omologhi e che in mutate situazioni rende possibile anche la riparazione di eventuale DNA danneggiato <b>(Fig.4)</b>.</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.06.23.png"><img class="size-medium wp-image-894 aligncenter" alt="Schermata 2018-02-05 alle 13.06.23" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.06.23-300x183.png" width="300" height="183" /></a> Fig.4. Integrazione sito specifica</p>
<p>I passaggi del procedimento per provocare il <i>silenziamento genico</i> nel topo <i>Knock-out </i>prevedono la scelta di un segmento di DNA esogeno da inserire in un punto specifico del genoma murino, per sostituire il gene che si vuole silenziare. L’integrazione del gene modificato avviene nelle cellule staminali embrionali prelevate da una blastocisti di topo, e mantenute in cultura in vitro su fibroblasti. L’inserzione in esse del <i>transgene</i> (gene preparato in laboratorio) può essere effettuata tramite elettroporazione o infezione retrovirale. La prima metodica prevede la somministrazione alla cellula di una piccola scarica elettrica con la conseguente modifica della permeabilità di membrana. La seconda tecnica introduce il DNA esogeno nelle cellule staminali utilizzando come vettore un retrovirus. Come marcatori cellulari vengono utilizzati il gene per la resistenza ad alcuni antibiotici, come Igromicina o G418 geneticina, o quello della timidina chinasi  (TK), un enzima che catalizza la fosforilazione dei nucleosidi che debbono essere inseriti in un DNA virale. L’esposizione delle cellule staminali ad un terreno di coltura contenente l’antibiotico o il ciclovirus sensibile alla TK, permettono di individuare il gruppo di staminali che ha incorporato il <i>transgene</i>, cellule quindi che sono idonee a essere reinserite nella blastocisti <b>(Fig.5)</b></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.06.36.png"><img class="size-medium wp-image-895 aligncenter" alt="Schermata 2018-02-05 alle 13.06.36" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.06.36-300x126.png" width="300" height="126" /></a><b>Fig.5 Marcatori che accompagnano il gene inattivo da trasferire </b></p>
<p>Questa metodologia, resa possibile dalle ricerche di Mario Capecchi e colleghi, ha molte applicazioni in medicina, come lo stesso scienziato ricorda nell’intervista prima riportata a proposito della fibrosi cistica. Attraverso la tecnologia <i>gene targeting </i>si può costruire, infatti, qualsiasi modello di malattia genetica umana in animali da laboratorio, scegliendo quale gene <i>silenziare</i> o modificare, con il risultato di poter contare su nuovi approcci a terapie geniche<i>.</i></p>
<p>Nel 1969 Capecchi è diventato assistente al Dipartimento di Biochimica di Harvard e nel 1971 professore associato alla <i>Harvard School of Medicine.</i> Nel 1973 si è trasferito all’Università dello Utah, dove tuttora lavora. Collabora dal 1988 anche con l’<i>Howard Hughes Medical Institute </i> ed è membro della <i>National Academy of Science. </i>Tra i vari riconoscimenti italiani, l’Università di Firenze nel 2004 gli ha conferito la laurea <i>honoris causa </i>in medicina e chirurgia. L’ateneo di Bologna, nel marzo 2007, solo qualche mese prima del conferimento del Nobel, <b>(Fig.6)</b> gli ha assegnato la laurea <i>ad honorem</i> in biotecnologie mediche e nel 2012 il prestigioso premio Nettuno d’Oro. Inoltre, il 6 aprile 2017, Mario Capecchi ha ricevuto dall’Università di Pavia la medaglia Teresiana, ambito riconoscimento che l’ateneo lombardo riserva ai suoi docenti più prestigiosi.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.07.09.png"><img class="size-medium wp-image-896 aligncenter" alt="Schermata 2018-02-05 alle 13.07.09" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/02/Schermata-2018-02-05-alle-13.07.09-300x230.png" width="300" height="230" /></a></p>
<div align="center"></div>
<p style="text-align: center;"> Fig.6 Diploma del Nobel assegnato a Mario Capecchi nel 2007</p>
<p>L’ultima volta che Mario Capecchi ha visto sua madre è stato quarant’anni fa. Di lei gli è rimasta qualche foto sbiadita, e in alcune scatole polverose, molte poesie con richiami alla sofferenza, al dolore della guerra e alla sua sfortunata militanza politica. In una recente intervista il premio Nobel  ha riferito che quei messaggi, provenienti da un così remoto passato, gli procurano ancora una emozione profonda:</p>
<p><i>«Ogni tanto rileggo i suoi versi, ma quello che conta sono i ricordi. La mente ci permette di estrapolare un momento e farlo rivivere come fossimo ancora lì. Conserviamo i ricordi di chi ha modificato la nostra vita, di chi ha contribuito ad evolverla. E ciò avviene anche quando la morte pone un limite all&#8217;esistenza».</i></p>
<p>Poi Capecchi ritorna al presente, ai progetti che lo riguardano:</p>
<p>«<i>Una produttrice italiana sta iniziando a lavorare all&#8217;idea di trarre un film dalla mia vita. Credo sia una vicenda importante da raccontare perché semplicemente darà speranza alla gente. Aiuta a capire che c&#8217;è una luce alla fine del tunnel, anche quando la situazione sembra davvero disperata per ognuno di noi. La vita ti dà delle opportunità. Io le ho avute e sono stato fortunato perché mia madre sarebbe potuta morire e invece è sopravvissuta, mi ha ritrovato e ha messo insieme le risorse per arrivare in America. Ecco quello che ogni bambino dovrebbe avere: delle opportunità».</i></p>
<p>Il messaggio che ci viene da questo <i>grande</i> <i>italiano</i>  credo meriti di essere conosciuto e condiviso da tutti, ma soprattutto dai giovani. Non solo per la sua forte valenza scientifica, ma soprattutto per la straordinaria ed emozionante carica di umanità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bibliografia e sitografia</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Capecchi M., 1994. Le Scienze n° 309, Roma</p>
<p>Zucconi. V., 2007, <i>Ero un ragazzo di strada, mia madre mi ha salvato</i> in: www.repubblica.it</p>
<p>https://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Capecchi<cite></cite></p>
<p>www.stoccolmaaroma.it/2014/mario-capecchi-il-nobel-italiano-che-non-parla-italiano<cite></cite></p>
<p>www.repubblica.it/2007/10/sezioni/&#8230;e&#8230;/nobel&#8230;/nobel&#8230;/nobel-medicina-2007<cite></cite></p>
<p><b> </b></p>
<p><b><br />
</b></p>
<p align="left"><b> </b></p>
]]></content:encoded>
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		<title>IN RICORDO DI RAFFAELE SCORZIELLO</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 22:18:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>

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		<description><![CDATA[In ricordo di Raffaele Scorziello Come molti Soci sanno quest’estate Raffaele Scorziello ci ha lasciati. Amico da sempre lo ricordiamo come un nostro fratello maggiore. Egli in effetti era come un fratello, perché non solo comprendeva i nostri problemi, ma  era sempre disponibile ad intervenire per darci tutto ciò di cui avevamo bisogno. Condivideva le [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>In ricordo di Raffaele Scorziello</b></p>
<p>Come molti Soci sanno quest’estate Raffaele Scorziello ci ha lasciati. Amico da sempre lo ricordiamo come un nostro fratello maggiore. Egli in effetti era come un fratello, perché non solo comprendeva i nostri problemi, ma  era sempre disponibile ad intervenire per darci tutto ciò di cui avevamo bisogno. Condivideva le nostre attività, proponendo interventi mirati anche quando non direttamente richiesti. Era per noi una sicurezza, una persona a cui rivolgersi senza problemi, e senza pensare di poter creare a lui dei problemi.</p>
<p>Egli ci è stato vicino in tante occasioni, sempre pronto a soddisfare le nostre richieste. Ci ha accompagnato in escursioni naturalistiche lungo le coste della Campania e nei percorsi intorno alle isole partenopee, in modo particolare intorno all’isola d’Ischia e sul territorio ischitano. Abbiamo infatti nel nostro Bollettino n.4 del 1992 una descrizione dell’isola d’Ischia, una dettagliata esposizione sulla struttura vulcanica e geomorfologica dell’isola, corredata da illustrazioni e grafici.</p>
<p>Lo ricordiamo ancora per aver collaborato al nostro corso di formazione sull’energia e su tutto ciò che ne derivò compreso il viaggio sulla geotermia ai soffioni di  Larderello in Toscana e quello ai campi eolici installati dall’ENEL sulle montagne di Frosolone in provincia di Isernia. Conosceva molto bene quella zona per averci lavorato trovando soluzioni al problema della carenza di acqua e, com’era solito, aveva stretto molte amicizie con persone che lo stimavano e gli volevano bene. Tutto ciò rese più facile il nostro soggiorno sempre carico di nuovo sapere ma anche di piacevole relax: esclusivamente per noi si aprirono le porte di un locale dove trascorremmo una piacevolissima serata tra musica e balli.</p>
<p>Che dire delle escursioni nel Cilento! Egli era nato a Roccadaspide, amava la sua terra e lì volle condurci.  Organizzammo un pullmino e via in escursione nel parco del Cilento. Ogni località e ogni formazione rocciosa veniva descritta nei minimi particolari. Verso Roccadaspide le montagne di Soprano e Sottano si stagliavano nel cielo disegnando anticlinali e sinclinali, ogni particolare come in un libro aperto aveva un senso ed un significato che a noi illustrava. Aveva scritto anche un libro sulla sua terra (Titolo: <i>Rovistando nella memoria – </i>Ed.Italgrafica, Marcianise, Caserta), sul lavoro dei campi e sulle attrezzature che i contadini adoperavano. Durante quella escursione ci offrì anche il pranzo presso suoi parenti ed eravamo circa una ventina di insegnanti.</p>
<p>Sulla costa cilentana, in un’altra visita, anche residenziale, fu possibile avere una ricognizione completa delle grotte marine preistoriche.</p>
<p>Ancora nella sua terra, in una escursione al Monte Gelbison, presso Vallo della Lucania, era primavera ed era una delle prime volte che si poteva salire sul Monte Sacro (o Gelbison) col pullman, dopo lo scioglimento delle nevi invernali e il ripristino della viabilità, che porta fin sopra il monte.  La strada in salita nel bosco, tra filari giganteschi di alberi e un fitto sottobosco era stupenda ed egli nel mostrare la bellezza del paesaggio indicava le formazioni rocciose, sempre più evidenti man mano che il bosco si diradava. Ed ecco il piperino, una roccia proveniente dal vulcano Laziale, con cui era stato pavimentato l’ultimo tratto di strada che portava in vetta e con cui era stata costruita anche la scalinata che portava al santuario. L’ultimo tratto lo percorremmo a piedi, sempre ascoltando il suo racconto scientifico ed infine ci trovammo davanti al santuario. Entrammo e trovammo di fronte a noi la Vergine del Monte Sacro. Fu un’emozione forte per tutti, ma per lui, in particolare, che si mostrò colpito e particolarmente commosso. Ci aveva detto che in quel luogo era stato da bambino, portato da sua madre. I ricordi dovettero affollarsi nella sua mente e produrre in lui un momento di intensa emozione.</p>
<p>E poi i suoi interventi presso la Società dei Naturalisti e a Città della Scienza. Ed ancora sul vulcano di Roccamonfina sul quale ci accompagnò in escursione indicandoci  la struttura e le varie formazioni. La sua relazione sul Bollettino n. 28 del 2004 non poteva che essere esaustiva di tutti i vari aspetti naturalistici del comprensorio.</p>
<p>E noi, pensando che altri, tra cui i suoi colleghi dell’Università Federico II di Napoli, potranno evidenziare i suoi meriti scientifici, vogliamo ricordarlo così,  come il Maestro che ci ha guidato nella conoscenza del nostro territorio.</p>
<p align="right"><b>Sofia Sica</b></p>
<p>Il compianto amico Raffaele, oltre al sapere scientifico, perfezionato anche attraverso un periodo di permanenza negli Stati Uniti, sapeva essere ironico fino alla comicità spettacolare. Le sue “imitazioni” ci offrivano momenti graditi, che alleggerivano le nostre giornate in laboratorio, non sempre liete.</p>
<p>Era una persona semplice, che non si metteva mai in cattedra, neanche quando esprimeva le sue conoscenze.</p>
<p>Aveva un profondo senso dell’amicizia, che praticava con lealtà ed era pronto ad intervenire in particolari occasioni, come accadde nel giorno della mia laurea. C’era sciopero delle Segreterie Universitarie, ma occorreva lo “statino”. Raffaele riuscì a raggiungere l’ufficio passando attraverso i tetti e me lo vidi arrivare, senza che ne sapessi nulla, con lo statino in mano.</p>
<p>Più di una volta ci siamo incontrati al Museo di Paleontologia ove, dopo averli opportunamente preparati, conducevo i miei alunni di terza media. Ascoltando ciò che i ragazzi dicevano durante la visita, Raffaele diceva: ”Ma voi sapete già tutto! Siete venuti qui solo per una passeggiata?”</p>
<p>Ti sia lieve la terra, Caro Amico!</p>
<p align="right"><b>Lucia Di Leo</b></p>
<p><strong>La redazione rinnova con affetto la sua partecipazione e vicinanza a Vanda Riccio, moglie di Raffaele, nostra Socia, che  ha condiviso con lui  anni di interessi culturali e di relazioni umane.</strong></p>
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		<title>BOLLETTINO 54 ARTICOLO DI GIOVANNO GAUDINO</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 22:12:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>

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		<description><![CDATA[&#160; LA SCOPERTA PERDUTA  Giovanni Gaudino * (Matematiche e Scienze) Paola Boccardi * (Lettere) Annalisa Milella * (Lettere) Silvia Giordano * (Arte) Vincenzo Uccello * (Tecnologia) Lucia Alfante * (Religione) * Docenti del corso E dell’IC3 “Rodari – Annecchino” di Pozzuoli – plesso “Annecchino”. &#160; In uno degli incontri tenuti dagli insegnanti del nostro corso a settembre, abbiamo cercato un argomento [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p><b>LA SCOPERTA PERDUTA </b></p>
<p><b>Giovanni Gaudino * </b>(Matematiche e Scienze)</p>
<p><b>Paola Boccardi * </b>(Lettere)</p>
<p><b>Annalisa Milella</b> * (Lettere)</p>
<p><b>Silvia Giordano</b> * (Arte)</p>
<p><b>Vincenzo Uccello</b> * (Tecnologia)</p>
<p><b>Lucia Alfante</b> * (Religione)</p>
<p><i>* Docenti del corso E dell’IC3 “Rodari – Annecchino” di Pozzuoli – plesso “Annecchino”.</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In uno degli incontri tenuti dagli insegnanti del nostro corso a settembre, abbiamo cercato un argomento insolito, in genere poco conosciuto o completamente ignoto ai più, che potesse attirare l’interesse dei nostri alunni (ragazzi della prima e della seconda classe della scuola secondaria di I grado) e dovesse essere trattato da più punti di vista coinvolgendo i docenti di Matematica, Scienze, Storia, Geografia, Arte, Tecnologia e Religione. La nostra scelta è caduta su di un tema molto interessante: “La scoperta perduta” ovvero la scoperta del continente americano fatta dai vichinghi intorno all’anno 990 (oltre 500 anni prima della scoperta di Cristoforo Colombo).</p>
<p>Essendo tutti insegnanti dello stesso corso, riflettendo sui nostri alunni, abbiamo deciso di trattare in II media alcuni argomenti che si riferivano al tema concordato, mentre altri sia con gli alunni di I che con quelli di II (<i>Vedi Allegato 1</i>).</p>
<p>Sicuramente il discorso sulla cartografia antica, quella medievale e quella moderna, insieme a quello delle rappresentazioni in scala deve essere necessariamente trattato in seconda media. Il docente di matematica e quello di tecnologia avrebbero trattato dei rapporti di scala. Il docente di Matematica e la docente di Geografia avrebbero parlato delle carte geografiche moderne e delle loro caratteristiche salienti. La docente di Arte e quella di Religione avrebbero fatto analizzare le carte geografiche usate nel medioevo centrale spiegandone il carattere “poco scientifico” ma esaltandone la concezione “teologica” della Terra nel creato.</p>
<p>Agli alunni di I media si è pensato di far leggere dei brani tradotti dalle “Saghe groenlandesi” e di fornire dei dati scientifici sulla scoperta, ma mancata colonizzazione dell’America da parte dei “Norsemen” (comunemente chiamati Vichinghi). Sarebbe stato molto educativo sottolineare come dei mutamenti climatici globali (la <i>Little Ice Age</i> all’inizio del XIV secolo) portarono all’abbandono dei traffici con la Groenlandia. Il non corretto uso delle conoscenze geografiche del passato portò a non riconoscere una grandissima scoperta geografica che, col tempo, fu dimenticata.</p>
<p>La conoscenza di nuovi territori è dipesa, storicamente, da due tipi di informazioni: le narrazioni dei viaggiatori e, a partire dal III secolo a.C., la geografia scientifica, ovvero lo studio, a tavolino, della Terra, delle sue dimensioni, delle zone abitate e abitabili, del rapporto tra acque e terre emerse. Nel mondo antico il problema essenziale della disciplina che va definendosi come geografia è quello di rappresentare i confini delle terre e la loro posizione rispetto ai mari: la necessità di visualizzare la Terra va di pari passo con opere letterarie che descrivono luoghi e popoli.</p>
<p>Le informazioni che vengono acquisite grazie ai movimenti di colonizzazione che avvengono attorno alle sponde del Mediterraneo orientale e occidentale giungono a conoscenza dei filosofi naturalisti della scuola di Mileto. Tra questi, occupa un posto di rilievo Anassimandro di Mileto (610 – 545 a.C.), che per quanto ne sappiamo, fu il primo a concepire l’idea che <i>sotto i nostri piedi</i> al di là della terra, potesse esistere un altro cielo. Egli credeva che la Terra fosse a forma di cilindro e sospesa nello spazio, con due superfici, quella abitata da noi e l’altra opposta, dove le nozioni di “alto” e “basso” sono invertite. Il cilindro, cioè la Terra, sarebbe rimasta stabile.</p>
<div align="center">
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-10-alle-22.42.421.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-865" alt="Schermata 2018-01-10 alle 22.42.42" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-10-alle-22.42.421-259x300.png" width="259" height="300" /></a></p>
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</tr>
<tr>
<td valign="top" width="228"><span style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px;">Anassimandro tracciò il profilo della prima carta geografica della nostra storia, volta a rappresentare tutto il mondo allora conosciuto. Si trattava di un disco circolare piatto, circondato dall’Oceano: Europa, Africa e Asia i tre continenti che compongono il mondo abitato (fig. 1). La Terra, di forma cilindrica, secondo Anassimandro occupa il centro dell’Universo senza bisogno di alcun sostegno: nella sua posizione essa costituisce il baricentro dell’intero sistema, equidistante dai limiti estremi della sfera dell’universo (fig. 2).</span></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
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<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fi-21.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-866" alt="fi 2" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fi-21-300x238.png" width="300" height="238" /></a></p>
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<p>Parmenide (513 – 440 a.C.) fu il primo a pensare per la Terra la medesima divisione della sfera celeste: equatore, tropici, circoli polari. Secondo lui la Terra era caratterizzata dalla presenza di cinque zone, di cui era possibile determinare precise caratteristiche climatiche che rendevano più o meno favorevole il viverci a seconda della distanza dall’equatore.</p>
<p>Secondo Aristotele (384 – 322 a.C.) la Terra era sferica ed era possibile suddividerla in zone per mezzo di cerchi che altro non erano che la proiezione dei circoli celesti. Il mondo abitato si estendeva solo nella zona temperata ed era limitato dalla presenza dell’Oceano.</p>
<p>Alessandro Magno (356 – 323 a.C.), allievo di Aristotele, voleva andare a vedere cosa c’era a Oriente e, forse anche per questo, decise di avanzare il più possibile verso est.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig31.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-867" alt="fig3" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig31-300x187.png" width="300" height="187" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Mentre Alessandro avanzava verso est, un navigatore di Marsiglia di nome Pitea (380 – 310 a.C.)  verso il 330 a.C., intraprese un viaggio in direzione nord ovest, via mare. Nel suo viaggio verso l’estremo nord, apprese della esistenza di una misteriosa isola che chiamò Tule (probabilmente l’Islanda) dove il sole non tramontava mai il giorno del solstizio d’estate.</p>
<p>Nel III secolo a.C. Eratosten (276 – 194 a.C.) fu il primo autore di un’opera letteraria dal titolo “Geografia”. Egli è il solo geografo del mondo antico, e lo resterà ancora per molto tempo, ad avere eseguito la misura della circonferenza terrestre con un metodo rigorosamente scientifico (fif. 3).</p>
<p>Claudio Tolomeo (100 – 168 d. C.) nella sua opera “Avviamento alla geografia”, stabilì la distinzione tra descrizione delle terre e loro rappresentazione. Secondo lui la stesura di carte poteva sussistere laddove la loro realizzazione obbedisse a rigorosi fondamenti geometrici che presiedono alla loro realizzazione. Tolomeo criticava il modo di rappresentare la Terra adottato da Eratostene: egli aveva scelto, infatti, la rappresentazione ortogonale, nella quale i meridiani risultano rette parallele tra loro e perpendicolari ai paralleli, allineando questi ultimi sul parallelo di Rodi (36° N), che è lungo 4/5 dell&#8217;equatore. Pertanto, per rappresentare il globo terrestre su una carta, ovvero su un piano, Tolomeo suggeriva tre tipi di proiezioni coniche: <a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig41.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-868" alt="fig4" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig41-300x234.png" width="300" height="234" /></a></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="91"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
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<p>1. la proiezione conica semplice nella quale, a partire da un polo fittizio, i paralleli diventano archi di cerchio e i meridiani rette che s&#8217;incontrano in questo polo;</p>
<p>2. la proiezione conica arrotondata, che piega in linea curva i meridiani attorno al meridiano centrale;</p>
<p>3. per le carte regionali Tolomeo raccomandava ovviamente di ricorrere alla proiezione ortogonale, che ben si adatta a rappresentare piccoli spazi.</p>
<p>Le indicazioni fornite da Tolomeo dovevano consentire a chiunque di rappresentare le terre abitate (<i>fig. 4</i>).</p>
<p>La traduzione latina della geografia di Tolomeo giunse in occidente solo nel XV secolo. Fu eseguita a Firenze tra 1408 e 1410 ed ebbe un enorme successo.</p>
<p>In realtà con l’Alto Medioevo cominciò un’epoca di decadenza. Scomparve lo stesso termine “geografia” e si dimenticarono per lungo tempo le opere ad essa dedicate dagli antichi. I problemi legati alla geografia passarono in mano ai padri e dottori della Chiesa. Essi avevano posto a fondamento di ogni conoscenza l’autorità della Sacra Scrittura, le cui affermazioni erano da accettare come verità assoluta. Studiando e commentando la Bibbia e, soprattutto il libro della Genesi, tornò a farsi strada in alcuni ambienti di chiesa un’immagine della Terra non più sferica ma piatta e galleggiante sulle acque.  Si negò la sfericità della Terra, l’esistenza degli antipodi e divenne di patrimonio comune l’inabitabilità della zona torrida. La cartografia scientifica di età ellenistica scomparve, a beneficio di rappresentazioni perlopiù incomprensibili.</p>
<p>La questione traeva ulteriore alimento dal fatto che Lattanzio (250 – 317 circa) nelle <i>Institutiones divinae</i>, aveva parlato di un Universo la cui forma era conseguente alla descrizione biblica del Tabernacolo, cioè quadrangolare. Sicuramente la forma del tabernacolo su base piatta permetteva di risolvere l’imbarazzante problema dell’esistenza di alcuni esseri umani agli antipodi, supposti essere con la testa in giù. Nel VI secolo d.C. nella <i>Topographia Christiana</i> la Terra era rappresentata come un’isola piana di forma rettangolare, circondata dall’Oceano e chiusa da colonne di pietra che salivano fino al cielo  (<i>fig. 5</i>).</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig51.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-869" alt="fig5" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig51-214x300.png" width="214" height="300" /></a></p>
<p>Comunque nell’Alto Medioevo cominciarono a comparire enciclopedie che parlavano della forma sferica della Terra, dandone la circonferenza.</p>
<p>Si diffuse, conseguenza diretta del cristianesimo, l’immagine della terra a “T” inscritta dentro un cerchio a forma di “O”. La mappa a “T” mostrava un cerchio diviso in tre parti corrispondenti all’Asia, Africa (segnata spesso come Lybia) e Europa, il tutto circondato dall’Oceano visto come un grande fiume circolare che chiudeva le terre note. La prima raffigurazione di questo genere comparve nel <i>De natura rerum </i>di Isidoro di Siviglia.</p>
<div align="center"></div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intorno all’anno 1000, alcuni navigatori scandinavi raggiunsero il suolo del continente americano. Anche Leifr Eiríksson (fig. 6) perciò fu uno scopritore dell’America, ma la sua scoperta fu piuttosto prematura e per qualche ragione non condusse ad evidenti ripercussioni in Europa. La scoperta di Colombo invece fu molto più in linea con i tempi.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig.61.png"><img class="alignleft size-full wp-image-870" alt="fig.6" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig.61.png" width="203" height="144" /></a></p>
<div align="center"></div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le imprese di questi navigatori nordici (<i>Norsemen</i>) sono narrate nella <i>Grœnlendinga saga</i> o Saga dei Groenlandesi. Si tratta di un racconto islandese che insieme alla Eiríks saga rauða o Saga di Erik il Rosso (il nome Eiriks si trova nelle fonti anche scritto Erik) è una delle due principali fonti letterarie che narrano la colonizzazione della Groenlandia raggiunta da Erik il Rosso e dai suoi seguaci. Descrive poi alcune spedizioni verso occidente condotte dai figli di Erik e da Thorfinn Karlsefni. La saga è conservata nel manoscritto <i>Flateyjarbók</i> del tardo XIV secolo, noto anche come <i>Codex Flatöiensis</i>, il più esteso manoscritto medioevale islandese. Si pensa che la sua stesura sia stata per la prima volta commissionata nel XIII secolo mentre gli eventi riportati risalirebbero ad un periodo tra il 970 e il 1030. Nonostante alcune parti della saga narrino avvenimenti stravaganti, si ritiene comunque che contenga un minimo di verità storica.</p>
<p>Diversi documenti storici attestano l’espansione dei <i>norsemen</i> verso occidente. Per esempio il papa Pasquale II (1050–1118) nominò il primo vescovo della Groenlandia e delle regioni più occidentali; nella bolla di nomina del primo vescovo, Erik Gnupsson, si legge infatti “Groenlandiæ, regionumque finitimarum”. Poi a causa della <i>Little Ice Age </i>a partire dall’inizio del XIV secolo, ci fu un abbassamento di temperatura nell’emisfero boreale, la Groenlandia fu abbandonata e così anche gli insediamenti <i>norsemen</i> del Nord America che da lì provenivano, anche se alcuni documenti attestano contatti in epoca successiva. Quel che è certo è che a <i>Anse aux Meadows</i>, nella parte più settentrionale dell’isola di Newfoundland (Terranova) in Canada, c’era una presenza <i>norsemen</i> (fig. 7).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig.71.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-871" alt="fig.7" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/fig.71-200x300.png" width="200" height="300" /></a></p>
<div align="center"></div>
<p><i> </i></p>
<p><i>Anse aux Meadows</i> (una corruzione del francese L’<i>Anse</i>-<i>aux-Méduses</i>, ovverosia La baia delle meduse) è un sito archeologico in cui nel 1960 l’esploratore norvegese Helge Ingstad e la moglie, l’archeologa Anne Stine Ingstad scoprirono i resti di un antico villaggio norse. Si tratta dell’unico accreditato villaggio <i>norsemen</i> del Nordamerica al di fuori della Groenlandia; qui è stata condotta una ricerca archeologica durata molti anni che ha portato alla luce abitazioni, oggetti e utensili compatibili con la civiltà norse. Risale ad oltre cinque secoli prima dei viaggi di Cristoforo Colombo e in esso si trovano le più antiche costruzioni europee delle Americhe. Inserito nell’elenco dei Patrimoni dell’umanità dell’UNESCO, è da molti ritenuto essere il leggendario Vinland, l’insediamento dell’esploratore Leifr Eiríkson intorno all’anno 1000. Benché non sia possibile stabilire con certezza se L’<i>Anse aux Meadows </i>sia veramente il Vinland della saga, è certo che un gruppo di colonizzatori <i>norsemen</i> visse qui tra la fine del X e gli inizi dell’XI secolo, anche se il sito venne utilizzato per soli due o tre anni. Si crede, in base ad evidenze sia archeologiche che letterarie, che l’abbandono sia stato causato dalle pessime relazioni con i nativi americani, indicati dai <i>norsemen</i> come <i>skrælingar </i>(plurale di<i> skræling</i>). Questo è il nome con cui i groenlandesi norse del medioevo chiamavano i Dorset e la popolazione Thule in Groenlandia.</p>
<p>Quando poi i <i>norsemen</i> entrarono in contatto con gli abitanti del Nord America (probabilmente gli antenati dei Beothuk), si riferirono ad essi con lo stesso nome. Secondo La Saga di Erik il Rosso e la Saga dei Groenlandesi i <i>norsemen</i> cominciarono ad esplorare le terre ad ovest della Groenlandia appena qualche anno dopo il loro insediamento in quella terra. Nel 985 mentre navigavano dall’Islanda alla Groenlandia con una flotta di 400–700 coloni e altre 25 navi, delle quali 14 completarono il viaggio, un mercante di nome Bjarni Herjólfsson fu portato fuori rotta e dopo tre giorni di navigazione vide della terra a ovest della flotta. Bjarni era solamente interessato a trovare la fattoria di suo padre, ma descrisse la sua scoperta a Leifr Eiríksson che esplorò l’area con maggior dettaglio e installò un piccolo insediamento quindici anni più tardi.</p>
<p>Le saghe descrivono tre separate aree scoperte durante l’esplorazione: Helluland, che significa “terra delle pietre piatte”; Markland, “la terra delle foreste” e Vinland “la terra del vino”, trovate da qualche parte a sud del Markland. Nel Vinland fu installato l’insediamento descritto nelle saghe. Markland è il nome forse dato alla costa del Labrador, in Canada dall’esploratore islandese Leifr Eiríksson che fu il primo europeo a raggiungere l’America settentrionale. Il nome Markland che in norreno significa sia “terra delle foreste” sia “terra di confine”, era al nord di Vinland e al sud di Helluland. Eiríksson portò alcuni alberi dal Markland in Groenlandia dato che non c’erano alberi a causa del clima molto freddo. Non sono stati mai trovati resti di insediamenti <i>norsemen</i> nel Markland e forse non si insediarono mai.</p>
<p>La più antica registrazione scritta sopravvissuta del Vinland è quella di Adamo di Brema (Adam Bremensis) (ante 1050– c. 1085), uno storico tedesco vissuto nella seconda metà dell’XI secolo. La sua opera più famosa è <i>Gesta Hammaburgensis ecclesiæ pontificum</i>. L’opera è in quattro volumi, la prima edizione risale al 1075–76 e narra la storia dell’arcidiocesi di Amburgo-Brema e delle isole del Nord. Nei primi tre volumi si racconta principalmente la storia dell’arcivescovado, mentre l’ultimo è più incentrato sulla geografia, la storia e i costumi della Scandinavia. Nel quarto libro delle sue Gesta, <i>Descriptio Insularum</i> <i>Aquilonis</i> (Descrizione delle isole settentrionali), l’autore accenna al Vinland, la porzione di America settentrionale scoperta dai <i>norsemen</i> islandesi (identificata come Newfoundland, Canada), descrivendola come una grande isola scoperta “da molti” e ricca di viti. Per scrivere la <i>Descriptio</i> fece visita al re danese Svend Estridson che aveva conoscenza delle terre settentrionali e gli disse delle “isole” scoperte dai marinai <i>norsemen</i>, lontane nell’Atlantico delle quali il Vinland era la più remota. Adamo di Brema fu il primo a scrivere di questa scoperta, avvenuta pochi decenni prima della stesura del suo libro, che è ben attestata nelle saghe islandesi</p>
<p>La testimonianza di Adamo è della massima importanza non solo perché è la più antica testimonianza scritta delle scoperte dei <i>norsemen</i> in America, ma anche perché è totalmente indipendente dagli scritti islandesi e si fonda interamente su tradizione norrene che a quel tempo erano ancora recenti.</p>
<p>Gli islandesi non erano a conoscenza di quanto il Vinland si estendesse a sud e congetturavano che potesse essere lontano quanto l’Africa. I <i>norsemen</i> ritenevano che un grande istmo fosse esteso dalla Norvegia fino alla Groenlandia facendone una sola terra. Si credeva poi che la Groenlandia fosse estesa fino al Vinland che a sua volta si protraeva verso sud e proseguiva verso est, fin quasi a raggiungere l’Africa. La Historia Norwegiæ, compilata attorno al 1200 non si riferisce direttamente al Vinland e tenta di riconciliare le informazioni dalla Groenlandia con le fonti di origine continentale europea. In questo testo il territorio della Groenlandia si estende tanto che “quasi tocca le isole africane”. Le cronache islandesi registrano un altro tentativo di visitare il Vinland dalla Groenlandia, oltre un secolo dopo i viaggi narrati nella saga. Nel 1121, il vescovo islandese Erik Gnupsson, a cui abbiamo già accennato, si era stabilito in Groenlandia fin dal 1112 e “andò a vedere il Vinland”. Non è riportato altro su di lui e tre anni dopo un altro vescovo Arnald, fu inviato in Groenlandia.</p>
<p>Nessuna registrazione scritta, oltre a inscrizioni su pietre è sopravvissuta in Groenlandia cosicché il successivo riferimento a un viaggio proviene ancora dalle cronache islandesi. Nel 1347 una nave giunse in Islanda dopo aver perso la rotta dal Markland alla Groenlandia con un carico di legname. Questa testimonianza implicherebbe che i groenlandesi abbiano continuato a impiegare il Markland come riserva di legname per diversi secoli.</p>
<p>Colombo vide questi documenti? Forse. Tuttavia la sua concezione di terre ad ovest era ispirata da studiosi delle generazioni precedenti che li avevano visti.  Esistono prove che tali informazioni fossero disponibili nell’Europa meridionale ai suoi tempi e si possono fornire alcune evidenze, per lo meno provvisorie, che Colombo potesse avere accesso ad esse.</p>
<p>Nelle sue reminiscenze del 1495 Colombo dice che nel febbraio 1477 navigò “per cento leghe più in là dell’Islanda”, essendo partito da Bristol, come si deduce dal contesto. È possibile che Colombo partecipasse ad un viaggio da Bristol all’Islanda. Nella sua affermazione non c’è nulla di inverosimile e la partecipazione ad un viaggio del genere fornirebbe anche la giustificazione per la visita a Galway in Irlanda, da lui menzionata in un’altra annotazione marginale.  È possibile che durante quel viaggio nell’Atlantico settentrionale Colombo abbia sentito i racconti degli islandesi sulla Groenlandia e delle terre ancora più occidentali.</p>
<p align="center"><b>Allegato 1</b></p>
<table width="100%" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<thead>
<tr>
<td colspan="3" nowrap="nowrap" width="100%">
<p align="left"><b>UNITÀ DI APPRENDIMENTO</b></p>
</td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<h1 align="left"><i>Denominazione</i></h1>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">LA SCOPERTA PERDUTA</p>
<p align="left">
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Prodotti</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Il compito consiste nello scrivere e confezionare un ipertesto che conterrà le informazioni generali sulla Scoperta dell’America da parte dei Vichinghi intorno all’anno 1000 (500 anni prima di quella di Cristoforo Colombo). L’ipertesto conterrà, oltre alle indicazioni sulle rotte percorse dai <i>norsemen</i> nei loro spostamenti, anche indicazioni sulla storia della geografia e della cartografia in particolare.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Competenze chiave/competenze culturali</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Evidenze osservabili</i></b></p>
<p align="left"><b><i>(descrittori delle competenze attese)</i></b></p>
<p align="left">
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Comunicare nella madre lingua</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Adotta il linguaggio specifico dei testi informativi e descrittivi.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Competenza in campo scientifico</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Le conoscenze tecnico-scientifiche consentono di analizzare e comprendere i fenomeni naturali dei siti studiati</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Competenza digitale</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Utilizza le tecnologie informatiche per raccogliere altre informazioni sui siti visitati e per realizzare l’ipertesto.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Imparare ad imparare</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Il patrimonio di conoscenze che possiede gli permette di implementare la conoscenza e di esprimere le sue curiosità artistico-storico-letterarie.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Competenze sociali e civiche</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Ha consapevolezza dell’arricchimento culturale derivante dall’incontro di popoli diversi.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Senso di iniziativa e imprenditorialità</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Conosce le rotte percorse dai <i>norsemen</i> per raggiungere varie località della Groenlandia e del Nord America.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Consapevolezza ed espressione culturale</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Riconosce l’importanza dei vari siti per la costruzione dell’identità culturale, sociale e religiosa di um popolo.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left"><b><i>Comunicare in lingua straniera</i></b></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">È in grado di veicolare anche in lingua straniera le conoscenze relative al territorio oggetto di studio.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<h2 align="left">Abilità</h2>
<p align="left"><i>(in ogni riga gruppi di abilità conoscenze riferiti ad una singola competenza)</i></p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<h1 align="left"><i>Conoscenze</i></h1>
<p align="left"><i>(in ogni riga gruppi di conoscenze riferiti ad una singola competenza)</i></p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left">Sa produrre testi adatti allo scopo comunicativo.</p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Caratteristiche dei testi informativi e descrittivi.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left">Confronta, su uno stesso argomento, informazioni ricavabili da più fonti, selezionando quelle ritenute più significative.</p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Conoscenza della strategia di organizzazione e selezione delle fonti.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left">Applica le procedure di ideazione, pianificazione e realizzazione di un lavoro.</p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Conoscenza degli strumenti utili all’organizzazione delle idee (mappe, schemi, appunti, ricerche, etc).</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left">Sa apprezzare nel territorio gli aspetti più caratteristici del patrimonio ambientale e i principali monumenti storico-artistici.</p>
<table width="100%" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Usa con consapevolezza le tecnologie della comunicazione per ricercare e trasmettere dati ed informazioni relativi all’argomento trattato.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Conoscenza dei principali siti storici, religiosi, naturalistici e artistici.</p>
<p align="left">Conoscenza delle procedure di realizzazione di testi, ipertesti e presentazioni.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table width="100%" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" valign="top" width="50%">
<p align="left">Dimostra originalità e spirito di iniziativa, chiede aiuto quando si trova in difficoltà e sa fornire aiuto a chi lo chiede.</p>
</td>
<td valign="top" width="50%">
<p align="left">Conoscenza dei concetti di responsabilità, rispetto e condivisione.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Utenti destinatari</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Classi I e II E.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Prerequisiti</i></b></p>
<p align="left"><b><i>(solo per insegnamenti complessi che richiedono conoscenze pregresse)</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Sapersi orientare nello spazio e nel tempo.</p>
<p align="left">Utilizzare mezzi diversi di rappresentazione grafica e simbolica.</p>
<p align="left">Saper effettuare ricerche interdisciplinari, raccogliendo e selezionando dati e informazioni.</p>
<p align="left">Saper utilizzare le tecnologie della comunicazione.</p>
<p align="left">Saper problematizzare le informazioni e costruire ipotesi.</p>
<p align="left">Conosce norme della vita associata.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Tempi </i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Da novembre a maggio.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Attività</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Ricerca, organizzazione ed elaborazione dei materiali.</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Metodi/tecniche</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Lezione frontale</p>
<p align="left">Cooperative learning</p>
<p align="left">Didattica laboratoriale</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i>Risorse umane</i></b></p>
<ul>
<li>· <b><i>interne</i></b></li>
<li>· <b><i>esterne</i></b></li>
</ul>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Docenti del consiglio di classe</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Strumenti</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Carte geografiche, carte tematiche, tecnologie dell’informazione e comunicazione (TIC)</p>
</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="21%">
<p align="left"><b><i> </i></b></p>
<p align="left"><b><i>Valutazione</i></b></p>
</td>
<td colspan="2" valign="top" width="78%">
<p align="left">Osservazione dei prodotti finali.</p>
<p align="left">Griglie di osservazione dei processi di lavoro.</p>
<p align="left">Verifiche di tipo oggettivo per l’accertamento delle conoscenze.</p>
<p align="left">Relazione finale di autovalutazione del lavoro.</p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>BOLLETTINO 54 ARTICOLO DI MARIA ALFANO</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 21:39:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>

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		<description><![CDATA[FRATTALI Caos in forma di splendide forme Concorso “ARTE E SCIENZE” 2005 Fondazione Marino Golinelli   Maria Alfano Socia A.N.I.S.N. Campania Già docente di matematica e scienze nella scuola media a Cava dei Tirreni (SA) Le montagne non sono coni, ama dire Benoit Mandelbrot pioniere dello studio del caos, il fulmine non si propaga in [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p align="center">FRATTALI</p>
<p align="center">Caos in forma di splendide forme</p>
<p align="center">Concorso “ARTE E SCIENZE” 2005</p>
<p align="center">Fondazione Marino Golinelli</p>
<p><b> </b></p>
<p align="left"><b>Maria Alfano</b></p>
<p align="left">Socia A.N.I.S.N. Campania</p>
<p align="left">Già docente di matematica e scienze nella scuola media a Cava dei Tirreni (SA)</p>
<table width="377" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="216">
<p align="center"><i style="color: #333333; font-family: Georgia, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: 13px;">Le montagne non sono coni, ama dire Benoit Mandelbrot pioniere dello studio del caos, il fulmine non si propaga in maniera lineare. Con ordine, anche se con un ordine incredibilmente complicato, il caos dirige diligentemente tutte le operazioni alla base della vita riducendo il globale tessuto connettivo della natura in un unico, per quanto intricato sia, sistema frattale.</i></p>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Che cos’è un frattale</b></p>
<p>Dare una definizione soddisfacente di questi stranissimi enti matematici non è affatto facile, anzi è complessa: tuttavia si può dare una definizione intuitiva attraverso i suoi caratteri salienti. Innanzitutto, possiede una struttura autosimilare, vale a dire che  all&#8217;interno di uno stesso modello si evidenziano una serie di modelli simili al modello di base, in modi sempre differenti, ma analoghi, su scala progressivamente più piccola o più vasta.</p>
<p>Un&#8217;altra caratteristica di un frattale è la sua dimensione, pur essendo la sua area definita (la superficie che occupa è compresa entro dei limiti), ha un perimetro infinito, cioè la lunghezza della linea che delimita l’area è infinita.</p>
<p>Quando Mandelbrot si pose la domanda di quanto fosse lunga la dimensione della costa della Gran Bretagna dimostrò che la lunghezza dei vari tratti poteva continuare all&#8217;infinito scendendo su una scala sempre più piccola e non trovò una risposta definitiva, ma riuscì a definire un numero compreso tra 1 e 2 che identificava il frastagliamento della costa. Più la linea della<a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-845" alt="1" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/1.png" width="203" height="261" /></a></p>
<table width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td>
<div>
<p align="center"><i>Il frattale è una figura complessa di grande bellezza estetica, che può essere rappresentata grazie all&#8217;ausilio e alle potenzialità dei computer grafici, attraverso un&#8217;equazione matematica &#8220;iterativa&#8221;, ossia che ritorna su se stessa, includendo il risultato ottenuto nella successiva equazione.</i><i></i></p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>costa era frastagliata e più questo numero frazionario si avvicinava a 2. Mandelbrot dimostrò che questo numero conteneva delle proprietà di una dimensione, che chiamò &#8220;dimensione frattale&#8221; (dal latino <i>&#8216;fractus&#8217;</i> rotto, spezzato). La geometria frattale fa di questi casi che sfidano la norma i fondamenti di una nuova matematica delle forme, il punto di partenza di una teoria sistematica e ordinatrice capace di trovare il filo della regolarità dove apparentemente c&#8217;è solo disordine e caos.</p>
<p>La cosa più sorprendente dei frattali è il fatto che essi siano largamente presenti in natura, quasi si trattasse di una sorta di linguaggio naturale. Prendiamo ad esempio la spirale. Questa figura geometrica è un frattale molto semplice, costituita da una linea che ruota attorno ad un centro e mano a mano si allontana da esso. Si può dire che le spirali siano alla base del mondo vivente. Il nucleo cellulare è costituito da una lunga catena a spirale, il DNA, riportante l’intero codice genetico. Anche la forma di certi organismi può essere a spirale come quella dell’ammonite, vissuto 300.000.000 di anni fa. Ma la spirale è presente anche in altre situazioni: come ad esempio nelle galassie a spirale, tra cui la nostra Via Lattea.</p>
<p>La Via Lattea e&#8217; costituita da un nucleo denso di stelle vecchie quanto la galassia attorno a cui orbitano le altre stelle. Le braccia della spirale dipartono dal centro della galassia formando un disco del diametro di 100.000 anni luce</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-846" alt="2" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/2.png" width="168" height="211" /></a></p>
<p><span style="color: #0000ee;"> </span></p>
<p>e contengono le stelle piu&#8217; giovani, da poche decine di milioni  a qualche miliardo di anni luce. I bracci della spirale non contengono solo stelle ma anche gas e polveri. Il Sole si trova alla periferia della galassia, a circa 28.000 anni luce dal centro e impiega circa 250.000.000 di anni per descrivere un&#8217;orbita completa attorno al centro della Via Lattea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-10-alle-22.29.56.png"><img class="alignleft size-full wp-image-852" alt="9" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Schermata-2018-01-10-alle-22.29.56.png" width="191" height="272" /></a>Forse fra poco potremmo dire anche addio all’idea che l’universo sia nato dal big bang come singola palla di fuoco. Studiosi stanno esplorando una nuova teoria basata sull’ipotesi, enunciata ormai 15 anni fa, che l’universo abbia attraversato uno stadio di inflazione. Durante questo stadio, afferma la teoria, il cosmo si ampliò esponenzialmente in una infinitesima frazione di secondo; dopo di che, l’universo continuò la propria evoluzione secondo il modello del big bang. Via via che gli studiosi hanno perfezionato lo scenario dell’inflazione, sono venute in luce alcune conseguenze sorprendenti, una delle quali rappresenta un cambiamento fondamentale nella visione del cosmo. Secondo le versioni più recenti della teoria inflazionaria, <i>l’universo</i>, anziché essere una palla di fuoco in espansione, <i>sarebbe un immenso frattale che cresce continuamente</i>: esso sarebbe costituito da molte sfere che si rigonfiano, le quali producono nuove sfere, che a loro volta ne generano altre, all’infinito.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Tracce (terrene) di antichi frattali</b></p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/4.png"><img class="alignleft size-full wp-image-847" alt="4" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/4.png" width="203" height="289" /></a>Le <b><i>figure Kolam</i></b>, motivi ornamentali indiani disegnati sul terreno dalle donne per proteggere e purificare le proprie case, sono antiche di quasi cinquemila anni, si sono rivelate essere veri e propri <i>frattali.</i></p>
<p>I disegni Kolam sono costituiti da lunghe linee di polvere di riso stese a mano sul terreno preparato in precedenza con un miscuglio di letame bovino e acqua che, secondo la tradizione, purifica il luogo.</p>
<p>Ogni madre insegna alla propria figlia questa tecnica rituale, che viene apprezzata anche come dimostrazione di disciplina mentale e abilità di concentrazione.</p>
<p>Le <b><i>figure Kolam</i></b> sono tradizionalmente divise in gruppi a seconda del loro significato rituale e del loro utilizzo; vi sono infatti quelle per i giorni ordinari e quelle per le feste e per le occasioni speciali. Ma si dividono anche in particolari famiglie a seconda delle loro caratteristiche comuni. Le figure più grandi di alcune famiglie si ottengono da una serie di copie combinate di figure più piccole; in altri casi invece gli elementi di un&#8217;unica famiglia sono legati l&#8217;un l&#8217;altro in modo tale che si possa sempre ricavare una figura da un&#8217;altra &#8220;parente&#8221;.</p>
<p><b>Frattali in fisiologia umana</b></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-850" alt="7" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/7.png" width="228" height="219" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La geometria frattale si può applicare anche nel campo biologico-scientifico; un frattale infatti consiste di frammenti geometrici di grandezza ed orientamento variabile, ma con forma simile. Nel corpo umano strutture riconducibili a frattali sono osservabili nei <b>neuroni</b> e nelle<b> fibre</b> <b>nervose</b>, nel <b>muscolo cardiaco</b>, nei <b>vasi sanguigni</b>, nell’<b>intestino</b> e nell’<b>albero bronchiale</b>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/5.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-848" alt="5" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/5-226x300.png" width="226" height="300" /></a>Nonostante che queste strutture anatomiche di tipo frattale facciano da supporto a funzioni evidentemente diverse in organi differenti, esse hanno in comune tratti strutturali e fisiologici. Ramificazioni o ripiegature frattali amplificano enormemente la superficie disponibile per l’assorbimento (come per l’intestino), per l’elaborazione delle informazioni (reti di neuroni) e per la distribuzione e la raccolta dei soluti (vasi sanguigni, dotti biliari e albero bronchiale). Se si pensa che la capacità respiratoria di un animale è direttamente correlata alla superficie dei suoi polmoni, e che questi, in un individuo normale, occupano uno spazio grande quasi come un campo da tennis, si comprende quanto efficace sia stata la scelta &#8220;frattale&#8221; fatta dalla natura per lo sviluppo …<i>… dei neuroni</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/6.png"><img class="alignleft size-full wp-image-849" alt="6" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/6.png" width="255" height="172" /></a>I neuroni hanno una struttura simile ai frattali, se si esaminano a basso ingrandimento si possono osservare ramificazioni asimmetriche (i dendriti) connesse con i corpi cellulari, a ingrandimento leggermente superiore si osservano ramificazioni più piccole a partire da quelle più grandi e così dicendo. Anche se la ramificazione dei neuroni a un certo livello si ferma, i frattali ideali possiedono infiniti dettagli, il fatto più notevole è che questi ultimi, ad una certa scala, sono simili (seppur non necessariamente identici) a quelli della struttura vista a ingrandimento maggiore o minore.</p>
<p><i>… del cuore</i></p>
<p>Nel cuore le strutture frattali hanno un ruolo vitale nella meccanica della contrazione e nella condizione dello stimolo elettrico eccitatorio, per esempio, una rete frattale di arterie e vene coronarie trasporta sangue da e verso il cuore. La geometria frattale è usata per spiegare alcune anomalie nelle modalità del flusso sanguigno coronarico, la cui interruzione può causare l’infarto miocardico. Inoltre un intreccio frattale di fibre di tessuto connettivo all’interno del cuore lega le valvole mitrale e tricuspide al muscolo sottostante, se questi tessuti dovessero rompersi, vi sarebbe un forte rigurgito di sangue dai ventricoli agli atrii, seguito da insufficienza cardiaca. Infine questa architettura casuale è evidente anche nelle ramificazioni di certi muscoli cardiaci</p>
<p><i>… dei nostri organi</i></p>
<p>La nanoscienza si prepara a rivoluzionare anche il settore dei trapianti di organo.</p>
<div align="right">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" align="right">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="177"></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="177"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p>I ricercatori hanno usato modelli matematici di frattali, ritenuti sufficientemente analoghi, per disegnare una intricatissima microrete somigliante a quella dei vasi capillari, quindi l&#8217;hanno incisa su superfici di silicone, creando uno stampo. Introducendo un film microporoso biocompatibile tra due matrici di silicone accoppiate e saldate, è stata quindi creata la rete vascolare artificiale.</p>
<p>Nella presentazione del modello, avvenuta l&#8217;8 luglio 2003 a New York durante una conferenza della American Society for Microbiology, il Dott. Kaazempur-Mofrad del Mit ha dichiarato che nelle prime prove effettuate il 96% di cellule renali sono sopravvissute per una settimana, e il 95% di quelle epatiche addirittura per due.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Frattali nell’arte: armonia e bellezza</b></p>
<p>L&#8217;equilibrio di proporzioni fra le parti è molto importante nelle opere d&#8217;arte. Il segreto della bellezza e dell’armonia della facciata di S.Maria Novella in Firenze risiede nella rigorosa griglia di proporzioni che lega le parti tra loro e queste all’insieme. La facciata si inscrive in un quadrato avente il lato coincidente con la linea di base della chiesa. Suddividendo questo quadrato in sedici parti si scandiscono le sezioni fondamentali della facciata: la zona inferiore, l’ordine superiore, gli ingressi.</p>
<p>Spartendo ancora questi quadrati in quadrati ancora più piccoli (1/16 del quadrato di partenza) si vengono a determinare le altre misure dell’edificio.</p>
<p>La campata del portale inoltre è di altezza pari a una volta e mezzo la sua larghezza (secondo il rapporto 2/3). I lati dei quadrati intarsiati sulla fascia-cerniera che separa i due ordini superiore e inferiore misurano un terzo dell’altezza della fascia stessa e il doppio del diametro delle colonne dell’ordine inferiore.</p>
<p>Questo trova riscontro nel principio di autosomiglianza, dei frattali; in questo caso non sono le immagini stesse che si ripetono, ma, appunto, le proporzioni tra le parti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-851" alt="8" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/8-300x248.png" width="300" height="248" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>BOLLETTINO 54 Articolo del prof.Massimo Russo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 21:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rossana Rosapepe</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bollettino]]></category>

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		<description><![CDATA[SEZIONE  SCIENTIFICA  E  CULTURALE Massimo Russo Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Napoli &#124; Osservatorio Vesuviano, LE SPECIE MINERALOGICHE TROVATE PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO NEI CAMPI FLEGREI: VERE E PERDUTE Questo articolo è un estratto della conferenza “I Minerali dei Campi Flegrei” tenuta dal sottoscritto il 19 ottobre 2017 presso L’Oasi [...]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><b>SEZIONE  SCIENTIFICA  E  CULTURALE</b></p>
<p><b>Massimo Russo<br />
</b>Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Napoli | Osservatorio Vesuviano,</p>
<p align="center">LE SPECIE MINERALOGICHE TROVATE PER LA PRIMA VOLTA AL MONDO NEI CAMPI FLEGREI:</p>
<p align="center">VERE E PERDUTE</p>
<div></div>
<p>Questo articolo è un estratto della conferenza “<i>I Minerali dei Campi Flegrei</i>” tenuta dal sottoscritto il 19 ottobre 2017 presso L’Oasi Naturalistica di Monte Nuovo organizzata dalla Professoressa Sofia Sica dell’Associazione Nazionale Insegnanti di Scienze Naturali.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Lo studio dei minerali dei Campi Flegrei ha mostrato negli studiosi del  passato scarso interesse se paragonato con quelli del Somma-Vesuvio. Gli Autori principali sono stati Arcangelo Scacchi dopo la metà dell’800, Zambonini agli inizi del ‘900 e Antonio Parascandola fino alla fine degli anni cinquanta del secolo scorso. Poi solo sporadici lavori. Dal 1980 ad oggi lo studio dei minerali flegrei è stato condotto dai soci del Gruppo Mineralogico Geologico Napoletano e dal 2006 dalla collaborazione tra l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, sezione di Napoli, l’Osservatorio Vesuviano e il Dipartimento di Chimica dell’Università di Milano.</p>
<p>Attualmente per i Campi Flegrei sono note meno di 150 specie e tra queste 6 sono località tipo (TL), cioè trovate per la prima volta al mondo in quest’area: dimorphite, marialite, misenite, nahcolite, russoite e voltaite, due screditate: calciobetafite e nocerite ed un’altra, l’alum-(K), che dall’attenta lettura dei dati bibliografici sembra non abbia come località tipo la Solfatara di Pozzuoli.</p>
<p>Gli autori, come detto in precedenza, che più hanno contribuito allo studio di quest’area sono stati Arcangelo Scacchi (1810 – 1893) e Antonio Parascandola (1902 – 1977). Il primo per quanto riguarda più in generale i Campi Flegrei, mentre Parascandola per quanto riguarda i minerali della “Breccia Museo” e per la Solfatara di Pozzuoli &#8211; Pisciarelli di Agnano.</p>
<h4>L’area dei Campi Flegrei situata a Nord della città di Napoli è caratterizzata da un vulcanismo che si è esplicato negli ultimi 80.000 anni con potenti eruzioni altamente esplosive, a eruzioni a media e bassa esplosività; rare le cupole laviche e praticamente assenti le colate di lava. Tutta l’area è costellata da vulcani praticamente monogenici, tanto da definirla un campo vulcanico. In passato, in questa area si sono avute due spaventose eruzioni vulcaniche: quella dell&#8217;Ignimbrite Campana [39.000 anni fa (Deino et al., 1994)] che diede origine al Tufo Grigio Campano e quella del Tufo Giallo Napoletano [15.000 anni fa (Orsi et al., 1996)]. Queste tremende eruzioni esplosive hanno contribuito alla creazione di due caldere una all’interno dell’altra. All&#8217;interno di questa seconda caldera si sviluppò un vulcanismo recente che si è chiuso con l&#8217;eruzione di Monte Nuovo nel 1538 (vedi anche Vitale e Isaia, 2014 e riferimenti bibliografici). L’attività vulcanica è tutt’ora persistente, ma in fase di quiescenza come dimostrato dall’attività fumarolica, dalle acque termali, dalla debole sismicità e da sporadiche fasi di bradisismo: ricordiamo solo le più eclatanti avvenute nel periodo 1968-1972 e 1982-1984.</h4>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Località principali dei minerali dell’Ignimbrite Campana</b></p>
<p>Per quanto riguarda i minerali dei Campi Flegrei possiamo considerare quelli relativi all’eruzione fortemente esplosiva dell’Ignimbrite Campana (IC)  e quelli successivi a tale evento.</p>
<p>Tra i prodotti dell’IC spiccano il <b>Piperno</b> di Pianura (Fig. 1, a) e di Soccavo, si tratta di una roccia costituita da materiale piroclastico con scorie nere schiacciate, molto utilizzato a Napoli per le antiche costruzioni di lustro (esempio il porticato della facoltà di geologia dell’Università Federico II). In questo materiale è stato rinvenuto un minerale che per lunghi anni è stato problematico, la cosiddetta <b>breislakite</b> scoperta per la prima volta al mondo da Scipione Breislak (1750 – 1826) nel 1801. Tale specie fu successivamente confusa con il ferro, la bissolite, il “pirosseno”, l’orneblenda, l’iperstene, la fayalite e l’ilvaite. Solo nel 1969 Marcella Federico del Dipartimento Scienze della Terra dell’Università degli Studi di  Roma La Sapienza individuando nella composizione chimica il boro, risolse il problema indicandola uguale alla <b>vonsenite, </b>fig.2 (1)<b> </b>- Fe<sup>2+</sup><sub>2</sub>Fe<sup>3+</sup>O<sub>2</sub>(BO<sub>3</sub>). Si presenta in aghetti grigio-nerastri. Quindi un minerale non più TL. Sempre nel piperno fu individuata per la prima volta al mondo la <b>marialite, </b>fig. 2 (2) &#8211; Na<sub>4</sub>Al<sub>3</sub>Si<sub>9</sub>O<sub>24</sub>Cl &#8211; descritta compiutamente da Gerhard vom Rath (1830 – 1888) nel 1866 a cui diede il nome della moglie Maria Rosa. Si tratta di cristallini prismatici fortemente striati lungo l’asse principale di allungamento, di colore dal verdino all’incolore.</p>
<p>Altro prodotto relativo all’IC è una breccia d’esplosione denominata “Breccia Museo” per la grande varietà di litotipi diversi. Questa breccia è presente soprattutto nella zona di Monte di Procida (Fig. 1,d) &#8211; Torregaveta e all’Isola di Procida. I minerali sono molto simili a quelli che si sono rinvenuti al Monte Somma: come analcime, magnetite, marialite, titanite, zircone, zirconolite. Mentre unici per la Campania, al momento sono la clinozoisite, la liottite e la mordenite (Russo, 1986, 2010, 2012). In questa breccia in località Torre Fumo, Monte di Procida, fu rinvenuta per la prima volta al mondo la <b>calciobetafite</b> (Mazzi e Munno, 1983) &#8211; (Ca,Na)<sub>2</sub>(Nb,Ti)<sub>2</sub>(O,OH)<sub>7</sub> &#8211; minerale del gruppo del <b>pirocloro,</b> fig. 2 (3), che si presenta raramente in cristallini ottaedrici trasparenti di colore rosso più o meno carico. Questo minerale è stato Località Tipo fino al 2010 quando è stata reinterpretata la serie dei piroclori (Atencio <i>et al</i>., 2010). Alla luce della nuova classificazione, la calciobetafite sarebbe un pirocloro ricco in uranio con titanio dominante.</p>
<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Fig.1.png"><img class="size-medium wp-image-841 aligncenter" alt="Fig.1" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Fig.1-300x172.png" width="300" height="172" /></a></p>
<div align="center">
<table width="339" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="339"></td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="339">Fig.  1 &#8211; Aree dei Campi Flegrei continentali dove sono stati rinvenute le principali specie mineralogiche: in senso antiorario;a) Masseria del Monte (Pianura), b) Stufe di Nerone (Baia), c) Grotta dello Zolfo (Miseno), d) Torregaveta-Acquamorta (Monte di Procida), e) Solfatara (Pozzuoli)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>Possiamo annoverare tra i prodotti dei Campi Flegrei, anche se sembrerebbe strano a dirlo vista la distanza areale dal centro di emissione, i noduli carbonatici metamorfosati, trovati frammisti al Tufo Grigio Napoletano in cui si sono formati minerali particolari. Questi “noduli” erano in passato relativamente frequenti in località <b>Fiano</b> di Nocera inferiore (località più studiate) e quelle del casertano. L’esplosione dell’IC ha coperto con i suoi prodotti l’intera Regione e nel suo viaggio raggiunse i contrafforti dell’Appennino campano strappando e avviluppando blocchi carbonatici. La ignimbrite che viaggiava ad alta velocità, era calda e soprattutto ricca in acido fluoridrico, la conseguenza fu la formazione di numerosi minerali interessanti quali la nocerite, la fluorite ed altri studiati essenzialmente da Arcangelo Scacchi (1888) e Zambonini (1919).</p>
<p>Uno dei minerali più rappresentativo di questi prodotti è senza ombra di dubbio la <b>nocerite,</b> trovata qui per la prima volta al mondo è così denominata da Scacchi (1881) ad indicare la zona di ritrovamento; nel 1938 Antonio Scherillo (1907 – 2008) nel determinare la struttura cristallina dimostrò che si trattava di fluoborite. Purtroppo con i mezzi dell’epoca sia Scacchi sia Zambonini non avevano nelle loro analisi evidenziato la presenza del boro (Scacchi nemmeno il fluoro). La<b> fluoborite</b>, fig. 2 (4)<b> </b> - Mg<sub>3</sub>(BO<sub>3</sub>)F<sub>3</sub> &#8211; si presenta in microcristalli prismatici molto allungati incolori e trasparenti o biancastri entro le cavità dei carbonati metamorfosati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b>Località principali dei minerali post Ignimbrite Campana</b></p>
<p>Un’altra fonte di fasi mineralogiche è la ricerca nelle aree fumaroliche che nei Campi Flegrei continentali abbondano, le più interessanti sono: la Solfatara di Pozzuoli, la Grotta dello Zolfo di Bacoli e le Stufe di Nerone (Tritoli) a Lucrino.</p>
<p>La <b>Solfatara di Pozzuoli</b> (Fig. 1,e) è un vulcano d’esplosione, con forma leggermente ellittica (770 x 580 m), situata nella parte centrale della caldera flegrea, formatosi 4280 anni fa. I depositi della Solfatara consistono in prodotti piroclastici con una distribuzione areale inferiore ad 1 km<sup>2</sup> e con uno spessore massimo di circa 15 metri nei pressi del cratere (Rosi e Sbrana, 1987). Secondo recenti ricerche la Solfatara rappresenterebbe un <i>unicum</i> nei Campi Flegrei essendo considerato un <i>maar-diatreme</i> (Isaia et al., 2015).</p>
<p>Alla Solfatara di Pozzuoli i gas di tipo idrotermale sublimano minerali sulle fumarole di più alta temperatura (145°-164°C), come clorammonio, realgar e dimorfina russoite, quest’ultimi due scoperti per la prima volta al mondo da Arcangelo Scacchi nel 1849 e da Campostrini <i>et al</i>., nel 2016. Mentre a temperature di più o meno 100°C dove è abbondante lo zolfo, l’acido solforico che si forma dall’idrogeno solforato, attacca la roccia lasciando un residuo insolubile, essenzialmente di opale, e la formazione di incrostazioni cristalline di solfati idrati, alcuni di questi scoperti per la prima volta al mondo alla Solfatara come l’allume potassico [ora definito alum-(K)] e la voltaite. Recentemente è stata pubblicata una monografia in cui sono riportati gli studi di oltre trenta anni di ricerche effettuate sui minerali della Solfatara di Pozzuoli e delle aree fumaroliche (Russo <i>et al.,</i> 2017).</p>
<p>La <b>dimorfin</b>a (dimorphite), fig. 2 (5) &#8211; As<sub>4</sub>S<sub>3</sub> &#8211; è stata nuovamente rinvenuta solo recentemente, dopo oltre 160 anni dalla sua scoperta nella fumarola denominata Bocca Grande (Russo <i>et al.</i>, 2017). Questa specie, infatti, è stata rinvenuta per la prima volta al mondo da Scacchi (1849) e denominata dimorfina perché si presentava in due cristallizzazioni differenti. I cristalli sono di colore giallo arancio molto splendenti non più grandi del millimetro che accompagnano e/o ricoprono il realgar.</p>
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<p><a href="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Fig.2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-842" alt="Fig.2" src="http://campania.anisn.it/sito/wp-content/uploads/2018/01/Fig.2-285x300.png" width="285" height="300" /></a></p>
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<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
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<td valign="top" width="91">
<p align="center">Fig.  2 &#8211; In senso orario:</p>
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<li>Vonsenite (ex breislakite). Cristalli di 2 mm in piperno. Masseria del Monte (Pianura).</li>
<li>Marialite (TL). Cristalli di 2 mm nel piperno. Masseria del Monte (Pianura).</li>
<li>“Pirocloro” (ex calciobetafite). Cristallo di 0.3 mm in sanidinite. Acquamorta (Monte di Procida).</li>
<li>Fluoborite (ex nocerite). Gruppo cristallino di 1 mm in carbonato metamorfosato. Lavorate (Nocera inferiore).</li>
<li>Dimorphite (TL) cristalli di 0.3 mm. Solfatara di Pozzuoli (Napoli).</li>
<li>Russoite (TL), gruppo cristallino di 0.3 mm. Solfatara di Pozzuoli (Napoli).</li>
<li>Voltaite (TL), gruppo di cristalli di 0.2 mm. Solfatara di Pozzuoli (Napoli).</li>
<li>Allume Potassico [alum-(K)], riccioli di 2 mm. Solfatara di Pozzuoli (Napoli).</li>
<li>Misenite (TL), campione di 7 cm. Grotta dello Zolfo (Bacoli). Natural History Museum of London.</li>
</ol>
<p align="right">Vedere anche quarta di copertina e il link: http://campania.anisn.it/sito/settimana-del-pianeta-terra/</p>
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<td width="1"></td>
</tr>
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</table>
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<p>Un&#8217;altra specie è la <b>russoite</b>, fig. 2 (6) &#8211; (NH<sub>4</sub>)ClAs<sub>2</sub>O<sub>3</sub>(H<sub>2</sub>O)<sub>0.5</sub> &#8211; che è stata scoperta solo recentemente: 2015, sporadicamente alla Bocca Grande; si presenta in piccolissimi cristalli trasparenti a contorno esagonale di colore giallino o incolori. Si rinviene associato a clorammonio, mascagnite e realgar (Campostrini <i>et al.</i> 2016). La specie è stata dedicata all’autore del presente lavoro.</p>
<p>Tra le incrostazioni, invece ritroviamo l’allume potassico e la voltaite. Strana la storia dell’<b>allume potassico</b> [ora alum-(K)] &#8211; KAl(SO<sub>4</sub>)<sub>2</sub>·12H<sub>2</sub>O,fig. 2 (8) &#8211; che sarebbe stato trovato per la prima volta al mondo alla Solfatara di Pozzuoli, ma la questione sembra piuttosto intricata come discusso in Campostrini et al. (2011). Sebbene sia noto fin dall’antichità, la questione su quale sia la località-tipo di questo minerale è tutt’ora oggetto di discussione. Secondo alcuni autori sarebbe il complesso Somma-Vesuvio, in cui la presenza dell’allume sarebbe citata, seppure in maniera esplicita, da Plinio il Vecchio nella sua <i>Naturalis Historia</i>; per altri (Ciriotti et al., 2009) la località-tipo sarebbe la Solfatara di Pozzuoli (NA) di cui Agricola nel <i>De</i> <i>re metallica</i> dà una dettagliata descrizione dei metodi di estrazione e preparazione del minerale. Tuttavia, anche Dioscoride e Diodoro Siculo citano esplicitamente l’allume di Lipari nelle loro opere, tanto che quest’ultimo (che precede gli altri di circa un secolo) afferma che <i>… i Romani ricavavano un grosso tributo da questo sale, e nello stesso tempo i Liparoti ne ricavavano gran profitto</i>. L’allume di Lipari in realtà era estratto all’isola di Vulcano. Questo minerale si rinviene comunemente in efflorescenze biancastre, in microcristalli o piccoli aggregati coralloidi.</p>
<p>Una specie non molto frequente alla Solfatara è la <b>voltaite</b>, fig. 2 (7) &#8211; K<sub>2</sub>Fe<sup>2+</sup><sub>5</sub>Fe<sup>3+</sup><sub>3</sub>Al(SO<sub>4</sub>)<sub>12</sub>·18H<sub>2</sub>O &#8211; che si rinviene in piccoli cristalli nerastri, cubici, ottaedrici o cubo-ottaedrici, associato ad halotrichite e metavoltina. La voltaite fu scoperta originariamente alla Solfatara da Breislak (1792), ma descritta per la prima volta al mondo da Scacchi (1841). Il minerale fu dedicato ad Alessandro Volta (1745-1827), fisico italiano, noto per i suoi esperimenti  sull’elettricità.</p>
<p>Tra i vulcani di Bacoli e Miseno esiste una località di interesse naturalistico, ai più poco conosciuta, denominata <b>Grotta dello Zolfo</b> (Fig. 1,c). La grotta è una cavità naturale, con area di circa 200 m<sup>2</sup> ed un’altezza che raggiunge i 15 m. raggiungibile via mare. Sotto il nome di <b>misenite, </b>fig. 2 (9) &#8211; K<sub>8</sub>(SO<sub>4</sub>)(SO<sub>3</sub>OH)<sub>6</sub> &#8211; Scacchi (1849) descrisse un nuovo minerale da lui rinvenuto nel 1840 alla Grotta dello Zolfo. Il minerale si presentava in forma di croste spesse circa mezzo centimetro, formate da sottilissime fibre poco aderenti tra loro, di colore bianco sporco con debole splendore setaceo. In seguito Scacchi stesso non riuscì più a ritrovarlo, come, del resto, accadde nel 1907 a Zambonini, che, per studiarlo, dovette ricorrere all’unico saggio allora esistente nel Museo di Mineralogia di Napoli. Un campione etichettato misenite (?) è presente nelle vetrine della collezione mineralogica del Natural History Museum of London.</p>
<p>Le <b>Stufe di Nerone</b> (Fig. 1,b), note fin dal I sec a.C., al tempo dei Romani, erano chiamate Terme Silviane, perché dedicate a rea Silvia, dea della fecondità, ed erano molto rinomate nell&#8217;area di Baia. Johnston-Lavis nel 1889 raccolse delle incrostazioni saline di colore biancastro, sulle pareti di un vecchio condotto romano delle acque termali delle Stufe di Nerone. Egli denominò il campione thermokalite. Bannister (1929) scoprì che si trattava in realtà di un miscuglio di trona, termonatrite e bicarbonato sodico; proprio per quest’ultimo egli propose il nome di <b>nahcolite</b> &#8211; NaHCO<sub>3</sub> &#8211; come acronimo della formula chimica. Si trattava del primo ritrovamento al mondo. Noi nelle nostre ricerche non siamo riusciti a ritrovarla.</p>
<p>Lo studio dei minerali dei Campi Flegrei è in continua evoluzione e non è escluso che possa dare nel tempo ancora molte sorprese. La ricerca continua …</p>
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<p>Referenze</p>
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<p>Atencio, D., Andrade, M.B., Christ, A.G., Gieré, R., Kartashow, P.V. (2010) : The pyrochlore of minerals : nomenclature. <i>The Canadian Mineralogist</i>, <b>48</b>, 673-698.</p>
<p>Bannister, F.A. (1929): The so-called &#8220;thermokalite&#8221; and the existence of sodium bicarbonate as a mineral. <i>Mineralogical Magazine</i>, <b>22</b>, 53-64.</p>
<p>Breislak, S. (1792): <i>Essais minéralogique sur la Solfatara de Pozzuole</i>. 241 pp., Naples.</p>
<p>Breislak, S. (1801): <i>Voyages physiques et lythologiques dans Campanie suivis d&#8217;un mémoire sur la constitution physique de Rome; avec la carte générale de la Campanie; celle des cratères éteints entre Naples et Cumes; celle di Vésuve, du Plan physique de Rome, etc.</i> <b>1</b>, XVI+300 pp., Paris.</p>
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<p>Campostrini, I., Demartin, F., Russo, M. (2014): A new ammonium arsenite chloride from the Solfatara di Pozzuoli. Congresso Società Geologica &#8211; Società Italiana di Mineralogia e Petrologia, comunicazione orale, Milano 10-12 giugno. <i>Rendiconto Online Società Geologica</i> Italiana, suppl. n.1, <b>31</b>, 309.</p>
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